Da Carlomagno a Vespucci
Pensieri e veleni sparsi al vento de
Marco Pugacioff
Carlo magno imperatore… mi viene in mente quel vecchio detto di quando ero bambino “Marco polo con lo scoppio carco (fucile carico), andò in Cina… e via dicendo”, chi se lo ricorda più, son passati cinquant’anni. E comunque fu Marco Polo a portar gli archibugi dalla Cina, come dice Leo, nel suo libro delle navigazioni medioevali!
Torniamo a noi! Carlo prima Conte de Fermo, Re e poi imperatore… ah! Già! Come faccio a dire che era prima conte de Fermo, così come Guido (franco di origine bretone) fu Marchese di Camerino?
Per Guido non ce sono problemi. Non me lo invento, in quanto me lo ha detto l’enciclopedia dei personaggi italiani con buona pace di quell’infame personaggio camerinese che osò ridermi in faccia quando dissi “al tempo in cui vi erano i Franchi a Camerino”! Quell’essere intellettualoide che oggi ha superato gli 85 anni di età (se qualcuno non gli ancora staccato la spina dall’altra parte) deve ringraziare il mio buon cuore se mio cugino carabiniere non mi è venuto a mettere le manette per Omicidio!
Per Carletto ci sarebbe quella che chiamo una metopa, di cui parlò per la prima volta, la ricercatrice e discendente carolingia Elisabeth De Moreau nel suo libro Carlomagno la contro storia (rimasto solo al primo tomo, purtroppo), che raffigura un guerriero alla Conan il barbaro con corazza e spada, e che è mozzato nel capo. Una metopa ritrovata nel territorio dove operavano i cistercensi e che annullarono ogni riferimento al dominio franco.
E poi in un articoletto sulla Rucola de dicembre dove Arduino narra si incuriosì nello studio del professor Giovanni Rocchi, di una foto di un reperto chiuso in a cassaforte di cui si erano perse le chiavi; spiega come fece aprire una cassaforte a Ponzano di Fermo dove vi era questo reperto che chiama frustolo, in arenaria insieme ad altri reperti (tra cui una pisside) che finì nelle mani della direttrice dei Beni Culturali e così finir ancora nascosto.
Perché la metopa indicherebbe Carletto? C’è lo spiega una altro articolo in rete, la signora Elisabeth inerente una lastra commemorativa di marmo nel museo della cittadina di Falerone, in provincia di Fermo, in parte erosa dagli uomini e su questa «Giovanni Rocchi decise quindi di utilizzare le tecniche più recenti per poter vedere l’eventuale porzione cancellata. Grazie a uno scanner rotativo, apparve a un tratto la parte mancante del testo.» venne fuori che era la lastra di Bertrada, figlia di Desiderio, prima sposa di Carletto.
Vi consiglio di leggere l’intero articolo, troppo interessante, su:
https://elisabethdemoreauit.wordpress.com/la-regina-senza-nome/
Tornando alla metopa di Ponzano di Fermo, Rocchi lesse, nonostante le abrasioni “Io, figlio di Pipino [non Peppino de Filippo, eh!], C… su incarico di Papa Adriano esercito la giustizia.” E chi amministrava la giustizia a Fermo se non il Conte? Come lo fu il fratello di Guido, Corrado, di cui rimane un paese dedicato ancora lui nel fermano.
Ah! Il professor Rocchi ha chiuso definitivamente gli occhi questo dicembre.
Capito perché dico che era Conte di Fermo? Vero o no, gli indizi ce sarebbero. Imperatore, ahò! C’è lo fecero il senato e il popolo di Roma, visto come aveva rotto le ossa ai Longobardi che da (più o meno) tre secoli erano in territorio italico e trattavano molto male gli italici o Romani… ovvio poi un certo Leoncino o papaleo, lo “unse” imperatore.
Capisco che rispetto ai Saggi delle università, di fetecchie ne direi tante, ma sono o non sono pensieri e veleni sparsi al vento, no? Perciò andamo avanti. In Lombardia vi è la Valtellina dove siccome vivevano secondo la legge romana fu in pratica esente da invasioni barbariche per quel certo Imperatore Romano che decretò che tutti i cives erano eguali, con l’Editto di Caracalla. Da lì nacque una specifica identità valtellinese, nata appunto per la collocazione geografica (ancor oggi è al confine con la Svizzera) ed anche il carattere sostanzialmente pacifico dei suoi residenti.
Carletto che voleva un po’ de gente che gli lavorasse la terra fece un bel po’ de campagne militari, che non erano altro che reclutamento forzato di persone. Come mi raccontò il professor Carnevale, Carletto arrivato in uno specifico territorio, faceva recintare l’intero perimetro e ogni uomo, donna e bambino che era all’interno, faceva un viaggetto in una terra più calda.
Il massacro di verdun del 782, in cui avrebbe decollato (tipo san Giovanni decollato de Totò) 4500 sassoni... in realtà il documento più antico parla di delocavit ovvero li portarti via tutti!!!
Li aveva portati a lavorà la terra per li franchi.
Dove? Nell’anconetano, che infatti ha un dialetto del tutto disuguale da quello della provincia de macerata e de fermo e ascoli... che io dico essere ciociaro marchigiano, infatti quello umbro e quello ciociaro sotto Roma tra loro molto simili, porca l’oca capitolina è del tutto diverso.
Pensate un po’, quando il capo de li Sassoni seppe che il suo popolo stava in una terra più calda, mi disse sempre il professore, decise de andarci pur lui… Insomma, in pratica questo era successo.
E quindi anche una regione come la Valtellina, non poteva non finire nelle mire de Carlo; ma niente di eccessivo.
Visto l’importanza strategica della valle che era ed è una via di comunicazione militare e commerciale tra sud e nord delle Alpi, il sovrano carolingio donò la Valtellina al Monastero di Saint Denis de Paris… un momento, non sarà mica il Monastero de San Ginesio, da dove viene l’antenato del mio babbo. Niente di nobile, erano contadini, nulla più.
Chissà, se l’(n)europ(i)a cadesse… de toute façon, «il monastero di San Dionigi teneva in Francia (quale? La Francia delle origini o l’attuale France?) importanti fiere e ciò poté favorire lo sviluppo del commercio e del traffico transalpino per i valichi valtellinesi, soprattutto per Chiavenna […]» come recita un ricercatore… e ancora «Nell’833 l’imperatore Lotario concesse all’abate di S. Denis l’istituzione di un mercato annuale ad Olonio, con esenzione di ogni censo fiscale.» Già, Lotario, che riconsegnò mai il sigillo imperiale al padre e che istituì l’università di… Fermo nell’825. Ma guarda là, sempre lì, andiamo a finire. Bò, sarà che piove sul bagnato.
Il ricercatore arriva anche a citare i vescovi conte infatti «la Valtellina venne successivamente infeudata al Vescovo di Como dell’XI secolo», in ogni caso possiamo arrivare a Sondrio e al palazzo Besta, dove quattro secoli dopo compare un gran bel affresco dove vi è una cartina del mondo e dove compare la scritta “America”. Una scritta ormai da me odiata per quello che rappresenta, che per Leo deve venire da finanziatore e da Claudio e dalla professoressa da un navigatore fiorentino, che prima che viaggiatore fu commerciante, Amerigo Vespucci.
E qui, per stasera, mi fermo.
Marco Pugacioff
[Disegnatore di fumetti dilettante
e Ricercatore storico dilettante, ma non blogger
(Questo è un sito!)]
Macerata Granne
(da Apollo Granno)
S.P.Q.M.
(Sempre Preti Qua Magneranno)
21/02/’26
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