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martedì 20 ottobre 2026

Janez De Gomera nella valle degli Egizi - racconto 2026

 

Janez nella valle degli Egizi

 


Yanez e Tremal-Naik nella bella interpretazione di Santoro

 

Prefazione

    Nello splendido ed umoristico La bohême italiana, del 1909, Salgari piazzò a fine rievocazione un racconto d’avventure, Una vendetta malese.

   Incredibilmente il protagonista è… Salgari stesso! Pensa, che ti pensa, mi dico: Ma Emilio Salgari non ha fatto un sol viaggio su quello che veniva chiamato il golfo di Venezia, ovvero il placido Adriatico…? vabbé, tanto placido che in tempesta sbatté le navi de Riccardo Cuor di leone sulle rive di Drubovnik.

 

 
 

E allora perché non fantasticare proprio su questo Salgari? Il figlio Omar, o meglio chi per lui scrisse «Nei ricordi confusi Suo padre, un negoziante di stoffe, formava sovente una leggenda familiare che faceva derivare i Salgàri da guerrieri principi persiani. Leggenda. Ma è perciò certo che Sua madre discendeva da una famiglia di arditissimi marinai dalmati che avevano combattuto per una nobile causa in Danimarca.»

E allora ecco scaturire dalla mia fantasia Capitan Salgari, cugino del babbo di Emilio, che diventa il protagonista nella novella alla fine della Boheme.

Pare che queste caz…, cioè ‘ste cose non se possono fare.

   E degli antichi Egizi in Australia? Tutta roba falsa! Come l’Aquisgrana primitiva.

Peccato per li storici accademici che in Australia ci siano un po’ troppe testimonianze del loro passaggio.

Buona lettura

Marco

 

 

 

 

 

   Leo si è immerso nella calca del mercato di Delhi. Egli ama immergersi in quell’aria piena di voci, rumori e di forti odori. È praticamente una mosca bianca in mezzo a loro, ma ormai è tanto tempo che lo frequenta e quasi nessuno fa più caso a lui, anche quando esce con sua moglie Marina.

   Quella mattina però, il funzionario della legazione italiana ha un grosso grattacapo che non lo fa star calmo. Era stato convocato dal console in persona, Mario Pratizi, un essere dall’anima torbida, che fuoriesce dai suoi occhiali rotondi, dalla voce senza fine che prevarica, abusa sugli altri. Se non fosse  biondo ramato, con quei cappelli e la barba ricci sembrerebbe un moro africano.

Quell’uomo gli aveva fatto capire fin da subito di come lo detestasse per il cognome di origine ebraica. Leo aveva provato a fargli capire di non essere un sionista, ma non c’era stato nulla da fare e gli aveva assegnato fin da subito gli incarichi più disagevoli.

E quella mattina si era dovuto precipitare nel suo ufficio per un incarico praticamente impossibile.

- Bene signor Ferrarini – aveva subito iniziato a parlare come un fiume in piena, senza nemmeno farlo sedere. – Dalla madrepatria è arrivato l’ordine di rintracciare il professor Nicola Pizzi. Appena nominato ministro dell’educazione, aveva declinato il suo incarico per una sua spedizione alle Indie e poi non ha dato più notizie di sé. Ora da Roma esigono il suo ritorno e bisogna rintracciarlo o sapere cosa ne è stato di lui! Bene, da adesso avrà modo di dimostrare come la sua indole di esploratore  sia adeguata oppure se le è solo servita solo per ottenere questo posto nei nostri uffici, e così procurarsi un lauto stipendio!

  Leo aveva preso in mano il plico venuto dall’Italia, aveva salutato ed era uscito senza dir altro. Senza nemmeno passare dalla compagna si era immerso nel caos di Delhi. Già adesso aveva un grattacapo da cui non vedeva via d’uscita. Pizzi era passato nemmeno un anno prima per sbrigare alcuni problemi relativi ai passaporti e poi era scomparso.

Dove ritrovarlo senza nemmeno una traccia. La sua spedizione era tenuta segreta, ma con lui si era stranamente sbottonato quel tanto di dirgli che un’antica carta scoperta per puro caso agli archivi vaticani lo aveva spinto a partire per il mar malese e “più in là!”, nient’altro!

  Immerso nei suoi pensieri non si accorge che un indiano gli si è avvicinato, mentre era fermo a una bancarella e di bruciapelo ed in italiano gli fa.

- C’è qualcuno che vuole aiutarla! Si rechi stasera alle otto, alla locanda del Sole nel quartiere del porto. Lì troverà qualcuno ad aspettarla!

   Leo si gira di scatto, ma l’indiano è riuscito a confondersi subito nella gran folla.      

 

   Leo entra nella locanda con un po’ di timore. Sembra un luogo tranquillo anche se ci sono molte persone. Ma da subito vede venire verso di sé, un robusto indiano. È lo sconosciuto che lo aveva avvicinato al mercato ed ora lo vede bene, sembra, ma sì, secondo le descrizioni che gli avevano fatto, sembra un maharatto che gli rivolge subito il saluto.

- Signor Leo! Sono felice che sia venuto. Io sono Kamusi. Venga, il capitano lo aspetta nel salottino, dove nessuno ci disturberà.

- Capitano? Questa poi !

- Venga, non abbia timore!

Leo è comunque sincerato dal sorriso franco del maharatto e lo segue verso un piccolo ingresso con una tendina con piccole sfere sulle corde tipiche dei cinesi, che Kamusi solleva con il suo braccio. All’interno si intravede un occidentale con la divisa di un capitano di mare.


- Bene arrivato Leo ! – gli fa il capitano che si alza da dietro il tavolino su cui è vi è una bottiglia di liquore con dei bicchieri.

-  mi presento sono Capitan Salgari, ma potete chiamarmi semplicemente Emilio. – il capitano gli stende la mano in segno di amicizia.

- Voi siete un mio compatriota, Capitano? – dice Leo stringendogli la mano

- Non proprio. In realtà sono dalmata. Ho vissuto gran parte della mia gioventù a Dubrovnik, che in Italia chiamate Ragusa. Anche se il mio fratello cugino fa il commerciante di stoffe a Verona e ha chiamato suo figlio con il mio stesso nome!

   Salgari non è molto alto, ma la sua stretta è forte e il colorito della sua pelle è fortemente abbronzato come chi passa la vita sotto il sole, come un marinaio dei mari caldi. È pelato e due grandi baffoni spiccano sul suo volto rotondo e simpatico, sempre con una sigaretta alle labbra.

- Non perdiamo tempo, Leo. È bene che ci diamo subito del tu. Intanto prendi. Questo è autentico Marsala. – E il capitano versa il liquore su un bicchiere per il suo ospite. – Devi sapere che so del tuo incarico e so pure come aiutarti ad ritrovare il professor Marco Enrico Pizzi, infatti egli si trova in Nuovo Galles del sud!

- Nuovo Galles del sud? Ma come fa a saperlo, anzi come fai a saperlo?

- Semplice! Perché c’è l’ho portato io! Quel professore è convinto di trovar tracce degli antichi Egizi in quella terra. Ascoltami Leo, non c’è tempo da perdere. Proprio stasera mi è arrivato un appello urgente di un mio amico che ha una piantagione nelle isole del mar malese. Questo poveraccio si è sposato con una bellezza di quelle parti ma ora si trova impegolato in grande rivolta e devo andare da lui.

- E… allora, come vorresti portarmi dal professore ?

- Prima di andare dal mio amico ti porterò da un altro mio amico. Sarà lui ad accompagnarti dal professor Pizzi. Ma dobbiamo partire stanotte stessa. Non voglio perdere un minuto di più.

- Ma io ho mia moglie. Non posso lasciarla da sola…

- Per questo signor Leo non abbia timore! – Una nuova voce femminile, fece voltare il funzionario. Una voce ben conosciuta. Una graziosa fanciulla indiana è dietro di lui.

- Gunara! Tu qui? – Fece Leo, che si ritrovò davanti la sua cameriera.

- Sì, signor Leo! – disse la fanciulla stringendo le braccia al collo di Kamusi. – Vede questo è il mio uomo! Se partirete, sarò io al fianco della signora. Inoltre sarà piacevole aspettare il vostro ritorno!

La fanciulla sottolineò la frase accarezzando il suo ventre. Aspettava un bebè.

- Oh questa poi ! – fece il funzionario.

- Allora Leo, cosa decidi? Perdonami ma devo farti fretta! – Fece Capitan Salgari.

- E va bene, capitano! Chissà, forse non dovrei fidarmi, ma Gunara ha deciso per me!

- Bravo Leo! Allora direi che possiamo andare !

- No! Non subito! Fammi avere un foglio di carta. Sarà meglio che scriva due righe a mia moglie. Tanto, non servirà a niente! Se riesco a tornare, mi aspetterà con un mattarello dietro la porta!

I quattro non poterono non farsi una risata a questa uscita. Un’ora dopo Gunara recava la lettera alla signora italiana in cui il marito spiegava alla consorte il perché non tornava a casa e che gli chiedeva inoltre di prendersi cura della fanciulla.

 

Lo yacht a vapore dei fratelli Reynolds "Sigma" 1895

 

   Lo yacht di capitan Salgari, lo Dubrovnik, cavalca velocemente sulle onde, diretto verso la Malesia.

   Sul ponte capitan Salgari parla con il funzionario della legazione italiana, mentre Kamusi è al timone.

- Bene Leo, è bene che ti dica dove siamo diretti. Sul suolo italico si è ma parlato delle imprese dei pirati di Mompracem?

- Eccome! – risponde Leo, con un poco di inquietudine – Si sa bene quanto la Tigre della Malesia sia, sì spietata, ma anche sia altrettanto cavalleresca specie verso il gentil sesso. So che molte volte ha sfidato le giubbe rosse e i loro cannoni per riportar delle bianche in territorio britannico, suscitando perfino l’ammirazione dei suoi nemici! Una cosa che è avvenuta solo per un altro personaggio, nelle Americhe del nord, nel secolo scorso; un trapper francese!

- Infatti! E ti assicuro che la tigre bianca, il portoghese Yanez de Gomera non è da meno di loro due! E, tieniti forte. Ti sto portando da lui!

- Cosa? ma stai scherzando?

- No! Devi sapere che Yanez e io siamo buoni amici. Fin da quando io e Kamusi, trovammo fra le giungle del Bengala, Yanez e il suo prode Sambiglion senza più, né acqua, né munizioni. Eravamo in caccia col nostro elefante. Appena vidi da lontano Yanez, capii subito chi era, e la cosa mi fu confermata dallo stesso Kamusi, che aveva conosciuto Sambiglion.

Li facemmo salire sul’elefante e facemmo subito amicizia.

   Kamusi guarda i due e ride sotto i sui baffi…

- Amo molto il gioco alle carte e sono capace di restare inchiodato al tavolo per ore senza fermarmi mai. E in quella occasione parlai a Yanez del gioco del Bridge, dilungandomi sui particolari. Ma proprio allora alcune tigri si stavano avvicinando a noi lentamente dai quattro punti cardinali, dimenando le code con sguardi affamati.

A quel punto presi a spiegare per filo e per segno, le regole del perfetto gioco del Bridge, come è giocato in Inghilterra ad alta voce!

- In situazione del genere? Ma eri impazzito?

- Noo… - fa Capitan Salgari in tono canzonatorio. – Perché appena le tigri si son trovate a filo di voce ebbero un mutamento sorprendente! Le code si abbassarono, così come le loro palpebre e la tigre più avanti delle altre si accoccolò come una gattina e si mise a sbadigliare rumorosamente.

    In quel momento il funzionario spalancò gli occhi dall’incredulità.

- Ti assicuro che al punto “forte” del mio racconto, quando spiegavo che con una falsa uscita del mio avversario ebbi la vittoria a carte, tutt’intorno a noi le tigri erano ormai distese al suolo e già preda di un sonno profondo!  

E non era finita lì! Perché avevo talmente esagerato nella mia narrazione che perfino l’elefante si era appoggiato ad un baobab a russare come gigantesco contrabbasso!

    A quel punto Kamusi scoppia in una tale risata che contagia tutto il circondario e naturalmente anche Leo.

Poi i giorni seguirono con lunghe partite a carte, tanto che il funzionario non ne poteva più.

Ma ormai Mompracen era in vista.  

   Prima di entrare nell’insenatura dove sopra ad un alta roccia vi è la dimora di Sandokan, il Dubronik, fece un segnale convenuto. Due lunghi fischi e poi due brevi, poi si infila nello stretto.

    Al molo vi è già Yanez, che aveva visto il Dubrovnik da lontano.

- Capitan Salgari, vecchio lupo di mare; cosa ti ha spinto nel covo delle tigri? – fece a mò di saluto mentre Salgari e Leo scendono dal ponte – Hei! Vai di fretta. Non spegni nemmeno i motori!

- Yanez! Vecchio birbante! – fece Emilio, stringendo affettuosamente il portoghese – Ho un mio amico nei guai e devo correre da lui immantinente; ma c’è quest’altro mio amico che è nei guai. Si tratta di Leo Ferrarini, delegato della legazione italiana a Delhi.

- Prazer em conhecê-lo, senhor. – fà Yanez stringendo la mano a Leo – E spiegatemi tutto, se potrò vi aiuterò ben volentieri!

- Guardi signor Yanez, dall’Italia è arrivato l’ordine di ritrovare il professor Marco Enrico Pizzi partito per l’Oriente, da molti mesi ormai.

- Il professor Pizzi? Ma non è quello che mi hai detto di aver condotto in Australia, Salgari?

- É così! Volevo portar pure Leo in Australia, ma il mio amico Parodi, su, all’isola Balambangan è incappato in una rivolta e devo fiondarmi da lui!

- Va bene! Accompagno io a Leo! Anche se Sandokan manca, però dovrebbe tornar a giorni. Ma prima di andartene, dammi le coordinate esatte di dove eravate sbarcati e se avevi contattato qualcuno in quelle terre!

- Per questo non ci sono problemi. – fà capitan Salgari, infilando la sua mano nella tasca interna della giacca e tirandovi fuori un busta piuttosto pesante – Ho fatto un lungo resoconto di quel viaggio per te, nelle pause tra una partita a carte e l’altra!

- Non mi dirai che hai costretto quest’uomo a giocare con te!

- Naturalmente! Ah! Sappi Yanez, che Leo è al corrente di come ci siam conosciuti!

- Cooosa? – Yanez pare avere aver avuto un pugno in piena faccia – Gli avresti narrato la vicenda delle tigri...!

I tigrotti sul molo si misero a ridere visto che conoscevano da Sambiglion dell’avventura.

- Eh sì! Quindi vai tranquillo. Ormai anche Leo ti conosce bene. Ci rivediamo ragazzi. – e correndo verso lo yacht, alza la mano in ampio gesto di saluto - Ciao a tutti!

Lo yacth si reinfila in mare aperto e Leo fa a Yanez...

- Ma, scusate... Quel fatto è vero?

- Se è vero? Scherzate? Capitan Salgari ti ammazza non solo con una spada in mano, ma anche con la sua parlantina e le sue partite a carte interminabili. – fa Yanez alzando in alto le mani, come in posa da difesa – Vi assicuro che perfino Sandokan è uscito sconfitto da quel demonio di Dalmata!

 

 

Nemmeno una settimana dopo, Yanez e il funzionario italiano erano nel Nuovo Galles del Sud, oggi Australia.

Erano sbarcati in una rada seminascosta non lontano da Sidney ed ora erano arrivati a Singleton, presso la Hunter Valley, sull’omonimo fiume.

Erano entrati nel centro a sera inoltrata e si erano diretti nella periferia dove vi erano le baracche dei nativi. Anche se la maggior parte delle persone per strada sono aborigeni, si vede anche qualche bianco.

Le indicazioni fornite dall’avventuroso dalmata erano più che precise.

- La casa è questa. Ci siamo! E speriamo che Charlie ci possa aiutare; non possiamo rimanere troppo in giro.

- In effetti, spacciarsi per nobili inglesi – fa Leo – mi sembra un po’ troppo pericoloso!

- É un espediente che ho già usato in passato e ha dato sempre ottimi risultati.

   Yanez stava per bussare alla porta, quando sentì dei rumori e grida di dolore proveniente dall’interno. 

I due sentirono questo dialogo...

- Avanti negro! Con questo caldo sanguinoso non mi va di tirala per le lunghe. Se la voce è vera, il papista deve aver trovato qualcosa di grosso. Un vero tesoro e vogliano sapere dove lo hai condotto.

- Non posso parlare! – il vecchio aborigeno era a terra con il labbro spaccato – Il Custode della Valle, Baiami si adirebbe con me!

Con un sorriso sinistro il più alto dei due bianchi tira fuori un coltello affilato…

- Il tuo idolo  pagano non ti aiuterà, lo sai bene! Ma visto che non vuoi parlare, ti farò assaggiare un po’ di…

A questo punto la porta si spalanca e Yanez balza all’interno della baracca, seguito dal funzionario che chiude dietro di sé la porta.

-  Vi piace prendervela coi vecchi, eh? Allora provateci con me.

Seppur sorpresi i due lasciano perdere l’aborigeno e si scagliano contro il pirata.

Ma i pugni di Yanez sono pura dinamite! Subito ferma quello con il pugnale, prima che possa affondarlo sul suo ventre. L’uomo crolla a terra senza ammettere un gemito.

Il secondo visto la fine del suo compare si ferma e cerca di fuggire dalla finestra ma Yanez è più lesto. Lo afferra per la sua lurida giacca, lo spinge indietro e subito riceve la stessa medicina dell’altro.

   Charlie ha visto tutto e mentre viene soccorso da Leo, con un dito indica Yanez!

- Tu! Io lo so chi sei! Nemmeno tre anni fa la barca dove viaggiava il mio padrone venne assalita dalle tigri di Mompracem e alla loro guida vi era un occidentale che lottava come un dio della guerra che chiamavano la Tigre Bianca. Sei tu!

- Bene Charlie. Se ti ricordi di me, ti ricorderai che non toccammo nessun uomo che non fosse un bianco.

- Sì, è vero! Se sono vivo è proprio per questo! Ma voi cosa fate qui?

- Signor Charlie, io sono un funzionario della legazione italiana in India e devo ritrovare per il mio governo il professor Pizzi!

- Il vecchio saggio! Era lui che questi due delinquenti volevano scovare.

- Chi diavolo sono? – fa Yanez.

- Sono due prepotenti che abusano delle nostre donne. Sono venuti nella nostre terre vent’anni fa come galeotti. – il vecchio aborigeno sente di potersi fidare dei due bianchi e parla abbastanza tranquillamente -  Devo aver detto un po’ troppo di ciò che il vecchio saggio ha trovato, con mia nipote. Lei ha ingigantito la cosa e questo è stato il risultato!

- Ma bene! Ora però bisognerà liberarci di questi due…

- La prego. – fa Leo – Non li uccida!

- Per questo si può fare. Avrei in mente una bella soluzione, se siete d’accordo. – fa Charlie.

La soluzione fornita da Charlie era molto semplice. Dietro la casa vi è un piccolo molo sul fiume con una vecchia barca; vi misero sopra i due mascalzoni ancora svenuti e poi lasciarono l’imbarcazione alla corrente del fiume.

I due, se fossero riusciti a tornar indietro, non sarebbe stato di certo in buone condizioni.   

 

I tre partirono la notte stessa e pochi giorni dopo si trovarono a sud del fiume Hunter tra le città di Kariong e quella di Tascott.

Charlie guida i due in una zona rocciosa ed lì all’imbocco di un piccolo corridoio su cui si passa sotto una pietra che sembra posta come una sorta di portale, e subito dopo una piccola galleria di appena un paio di metri, trovarono sia il professore italiano, sia il corridoio ora a cielo aperto.

- Professor Pizzi, buongiorno! - Fa subito Leo.

Il professore si spaventa per un attimo, visto che era intento ad osservare le pareti. Ma si calma subito, coi due bianchi ha visto Charlie.

- Buongiorno a voi, se siete qui è perché Charlie si fida di voi… il che è quasi impossibile. Chi siete?

- Professore, sono un funzionario della legazione italiana in India, non si ricorda più di me?

- Oh! Ma certo – fa Pizzi stringendo la mano ai nuovi arrivati. – ma cosa vi porta qui?

- Il governo stesso, Professore. – fa il funzionario, e contemporaneamente tira fuori un plico dalla tasca interna della giacca. – La richiamano con urgenza in patria.

- Cosa? Ma… - Pizzi apre il plico e legge velocemente il testo.

- H’mm! Capisco. È ora di ritornare. Peccato. Le mie scoperte sono sconvolgenti, ma ormai ho riflettuto a lungo. È bene che rimangano nascoste!

- Cosa aveva scoperto professore? – fa Yanez.

- Volete sapere cosa ho trovato? Guardate su queste pareti!

I due occidentali misero gli occhi sulle pareti e non credono ai loro occhi. Vi erano incise barche, cani, gufi, uomini stilizzati, una sfinge e una raffigurazione di un antico dio Egizio dalla testa di cane, Anubi.

 


- Vedete? Queste incisioni narrano la tragica saga di antichi esploratori naufragati in una terra strana e ostile, e la morte prematura del loro capo, il figlio del faraone Cheope, che fece realizzare la più grande piramide di Giza, al Cairo.

- E gli antichi Egizi, da quel che si sa, non facevano navigazioni oltre il Nilo. – fece Yanez – Dannatamente interessante Professore, tuttavia, la terra ci scotta sotto i piedi, dobbiamo andarcene!

- Sì, sono pronto. Anche Charlie sa che è bene non divulgare ciò che custodito nella valle. Non si deve sfidare impunemente la collera di Baiami!  

- Infatti, se siete qui, - gli risponde Charlie – è perché siete un profondo saggio!

I quattro si dirigono verso l’uscita del corridoio di roccia, ma Leo ha ancora una curiosità.

- Professore, se il figlio del faraone è morto qui, dove sarà allora la sua tomba?

Pizzi e Charlie si scambiano un veloce sguardo  e un fugace sorriso sfugge sotto le loro barbe, cosa notata dal portoghese e dal funzionario italiano.

- Non lo so ! – pronuncia Pizzi – Io non l’ho mai trovata!

Fine

Marco Pugacioff

[Disegnatore di fumetti dilettante

e Ricercatore storico dilettante, ma non blogger

(Questo è un sito!)]

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