Cronaca dell’insolito 24
Ancora sull’Enchiridion – Il disco volante di
Corbucci – Quando Carlomagno passò vicino Fabriano
Nemmeno ieri sera mi scrivono che ho commesso degli errori
sullo scritto dell’Enchiridio.
«Forse si è sbagliato? Enchiridion. Dal greco
en-cheiridion, significa letteralmente "libro da tenere in mano" o
"manuale tascabile".
Lei si è confuso con il grimorio del
Drago Rosso Conosciuto anche come Il Vero Drago Rosso o Il Grande Grimorio
(in francese Le Véritable Dragon Rouge),
è un manuale di stregoneria volto all’evocazione di demoni e spiriti terrestri,
aerei e infernali.»

Gli
ho risposto che amo parlare di storie che mi colpiscono e che riferisco le
fonti dove ho letto queste storie.
Non la faccio tanto lunga. In pratica alla
fine mi scrive «Ecco, adesso ho capito. Certo! benvengano le spiegazioni
confuse o inesatte attribuite a questo o a quell'altro personaggio immaginario,
a celare o confondere la verità su oggetti di interesse occulto la cui esatta
comprensione è riservata solo agli iniziati, così dev'essere. Ben fatto!
Complimenti.»
Cosa
potevo rispondere? «senta, se leggo una cosa ed è curiosa, la riferisco. E'
sbagliata, non importa, mica lo detta io. Possibile che mi vuol trattare tra le
righe da vero Deficiente?!
In questi giorni, me ne sta succedendo
una dietro l’altra. E' forse lei ? Visto che si occupa di cose occulte, non me
ne meraviglierei.

Dal numero 146 – Oltre le mura,
ambientato a Bologna
Mister Castelli nel suo Martin Mystère ne ha tante di cose
sbagliate, infatti Bonvi ne aveva fatto un intero catalogo.
Ora senta, ormai, non posso più correggere.
Non posso più entrare nel mio primo sito! Il mio cervellone, calcolatore o
computer o come si voglia chiamarlo, tre mesi fa invece di cancellarmi la
cronologia del giorno mi ha cancellato la cronologia intera, dall'inizio, da
anni fa. Perciò non posso più entrare e...
Ho dovuto farne un secondo per
scrivere i miei errori.»
Perciò, vuol dire che non scriverò più di ciò
che mi colpisce e mi fa fantasticare!
Qui di seguito gli ultimi scritti e poi, se
qualcuno dei miei amici volesse
scrivere qualcosa, me lo faccia sapere e vedremo se posso inserirlo oppure no
nel mio sito, che vi ostinate a dir Blog.
Sergio
Corbucci e il disco volante

La bella Giovanna Ralli in una foto rielaborata
dalla pellicola
Un giorno comprai il
librone Dizionario del western all’italiana de Marco Giusti, era il 2007. un
librone carino, ma come quello che ho fatto personalmente sui disegnatori di
Cucciolandia (ci sarà pure qualche disegnatore che avrò dimenticato, no?), ha
le sue mancanze.
Qualche filmetto lo ha dimenticato come O tutto o niente (Però mi ha
fatto sapere che son stati girati in
Turchia un filmetto su Alan Mistero [Ombrax in Francia], che ho ritrovato senza
capire una parola e una con Capitan Miki, perduta), ha citato pellicole che hanno
spunto dai polveroni e non ha messo lo straordinario Stanza 17-17, Ufficio
delle tasse con quattro moschettieri di attori italo francesi – Gastone
Moschin, Franco Fabrizi, Philippe Leroy, Raymond Bussières e con Leonello
Stander… degli sfigati orchestrati dal malefico Ugo La strizza ovvero
Tognazzi e la pellicola (seppur
tagliata) dà buon riso e il buon riso fa buon sangue (mica come le fetecchie
alla De Sica & Boldi) e dove Leroy
(straordinario Leonardo da Vinci e Yanez de Gomera e mancato Kit Carson con
Giuliano – Aquila della Notte – Gemma) faceva Sartana! Insomma famme passà un
oretta tranquillo senza pensa’ ai soldi che, come i fumetti, non ci sono più…
Evvabbè, tornamo a noi, a pag. 297 parla de Il
mercenario, un polverone uscito quando avevo un anno o poco più d’età, con uno
legnoso e antipatico Franco Nero e la bella Giovanna Ralli, con la regia di
Corbucci.
Passo a pagina 299 e che leggo? «In una
puntata del “Maurizio Costanzo Show” Sergio Corbucci raccontava di aver filmato
un Ufo (in italiano o.v.n.i.) mentre girava questo film in Spagna. La stessa
storia la ritroviamo in un articolo del tempo apparso su un giornale spagnolo, En Torrelaguna se rueda El Mercenario di
José Luis Quintamilla (5 settembre 1969).»
Per
saperne de più, provo a scrivere al mitico Giornale dei Misteri, ormai in
completa decadenza, ma la risposta non mi dà de più… Acciderba!
Finché, l’altro giorno, ho scovato grazie ad
Andrea de Rimini, un “fratello nell’Arte” fori
de capoccia sur tipo Malangaloide (c’è chi disprezza Malanga e lo definisce
cosà le sue ricerche, bà!) del Montefeltro, Enzo Fabbrucci, che nel narrare
delle sue serate a Rimini, ha svelato il seguito.
È su Contatti cosmici, la puntata RETATE SULLE
TERRE DI CONFINE Enzo Fabbrucci [https://www.youtube.com/watch?v=4-uBqPzW42U]…
«Sentite un po’.
Sentite questa eh, oggi è una chiacchierata, anche
di aneddoti così e non rompetevi le scatole che ogni volta vi devo stupire con
qualche effetto speciale.
Oh, avrò voglia anche di raccontarvi delle
cose più normali che mi sono accadute. Allora, ero laggiù e ricordo proprio di
quella estate lì, no?
Ero laggiù in riviera, per la prima volta
dovevo arrivare verso la mattina alle 10:00, e poi potevo tornare a casa anche
verso mezzanotte perché c'era tutta una serie di impegni da svolgere così, ma
gli impegni più volte era poi andare a
cena con quelli della troupe, con alcuni di questi attori, attrici.
Vi ho raccontato di un fatto che mi colpì
moltissimo, in una sera in cui eravamo a cena in pochi, c’era il regista, eh, adesso non mi ricordo
neanche come si chiama. Pensate quanto era importante questa sottospecie di Fellini
dei poveri, [poi se ricorda] Corbucci.
Corbucci che era quello famoso per fare i film
con Celentano, li aveva fatti tutti quei film dozzinali con Totò, con Peppino,
con tutta quella roba lì…
Tutti dicevano a Roma, che Corbucci sapeva
dirigere tre film contemporaneamente. Erano pieni di battute, di luoghi comuni.
Era quel popolare da due soldi. Erano quei film di quando ancora la gente
entrava nel cinema per stare al caldo e stare in una poltroncina e gli potevi
sparare anche degli stronxi in testa,
non gliene fregava niente.
E questo era il regista che giustamente doveva
cantare la gloria berlusconiana di quegli anni. E allora questo reuccio, questo
salsiccione inutile così si siede consumando, così con l’idea più di
raccontarlo a Paolo Villaggio e a Serena Grandi che a me e altri due della troupe
comincia a raccontare ansimando e mangiando a quattro palmenti questo pesce
questo pesce, di questo ristorante di Riviera in quella notte affogata mentre, sbevacchiava,
dice “perché del resto Paoletto, sai questa cosa mi è successo in Spagna,
questa cosa strana, ci è successa.”
“Stavamo girare un western all'italiana!”,
anche lì pensate che i livelli, eh! Giravano un western all’italiana in un
deserto nel centro della Spagna.
La
Spagna
lo sapete che ha al centro, come la
Francia delle zone desertiche immesse, il fertile è quasi
tutto sui confini.
Mentre in questo western del tutto posticcio
[lo] giravano, a un certo punto uno dei fotografi di scena fa: "A dottò,
dottò, guardi lassù".
Enzo mimma la scena
Si girano tutti, bloccano la ripresa e si
mettono tutti a guardare in alto. Non era né in movimento né confuso, né
niente. Era un piatto volatore, lo chiamiamo come in antico, era un cappello di
prete volatore color acciaio che è stato lì forse 5 minuti, fotografato da
tutti, guardato lì, impressionante.
Si bloccano tutti. Stanno a guardarlo. “Cosa
facciamo?” Così “lo filmiamo.” “Filmalo, dai. Guarda, cosa chi è. Chi sono.” “Salutami.”
Lo sai, cosa ci aveva il cinema romano di quegli anni? E che erano gente così
smaliziata, cialtrona, farabutti, ladri di galline, imbucati per prendere due
soldi in quella Italia, Roma disoccupata anche in quegli anni 80 [Ma scusa Enzo, er filme era del ’69…]
che erano delle troupe così varie che ci si divertiva.
Era molto più bello il film che si girava di
qua, delle macchine da presa con tutti ‘sti cialtroni in giro e tutte le loro
battute, tutto il loro piccolo, approfittare, grattare tutto quello che si
poteva rispetto alle scene che ero di una povertà disarmante. Andatevelì a
vedere, non ci vuole molto scrivere Sergio Corbucci e alcuni dei suoi film più
tipici. Se ridete vi do un premio io vi mando da casa mia un premio.»
Dai
Enzo, ma con Totò non ci voleva molto, fa ridere solo a vederlo… vabbé, scusa.
«E allora, restano bloccati. Fa che caxxo succede? A un certo punto il
cappello si muove ondeggia un po', poi vum [più
veloce della luce, come nembo kid…], come fa di solito, se ne va via.
Tengono ‘ste fotografie, cercano di fare un
articolo su questo, ma lo sapete che se sono delle cose fuori contesto, perché
io dico che l'ufologia ormai di ufo fa ridere i polli, perché non dice niente,
ce ne sono stati migliaia prima, ce ne sono stati migliaia dopo. Non sanno che
cosa farsene con queste immagini così, tant’è vero che si scordano.
Poi d’inverno, [Corbucci] quando è a Roma
racconta che riceve una telefonata e un signore gli dice, "Senta, lei si
ricorda quello che ha visto in Spagna, così?" “Sì!”, “Eravamo noi che vi
stavamo guardando.” E lui fa, "Cosa? Ci stavate guardando?" “Sì. E
noi siamo a Roma. Adesso vorremmo incontrarla il giorno tal dei tali, nel luogo
tal dei tali. Vorremmo incontrare lei e questo cantante famoso col quale lei
lavora sempre, perché siete due personaggi che fate un cinema popolare e quindi
visto da tutti che si può dare sia nelle sale che in televisione”.»
Una cosa del genere era successa anche al
popolare regista Daniele D’Anza, autore de Il segno del Comando, che in una
intervista disse che all’epoca dello sceneggiato Extra, aveva incontrato
questi… stranieri… come vogliamo chiamarli? Forse erano i Doppio Vu 56, del
caso Amicizia… che tal’altro Salmaciccia e Bizzari erano anconetani e vivevano
a Pescara e il primo contatto lo ebbero a… Ascoli Piceno. Embé, oltre a
Carletto Magno, pure l’ufetti, che dovemmo fa. Torniamo alla storia narrata da
Enzo, Corbucci telefona ad Adriano…
«Mi immagino la telefonata. “Oh, te l’avevo
detta quella storia.” Mi dispiace di non saper far bene il dialetto romanesco
che rende ancora più caricaturali questi beccamorti. “Oh, t’avevo detto Adrià,
Adrià [Celentano], quando vieni a Roma andamo a incontrare… Ce stanno l’ufi, ci
stanno gli extraterrestri!”
E fanno proprio così. E vanno a incontrarli
Adriano Celentano e Corbucci e si trovano quattro-cinque personaggi strani.
Corbucci raccontava a villaggio, e a noi e a Villaggio. Gli dice, "A me
sembrano più dei delinquenti."
Pensate la metafisica di Corbucci. “A me
sembravano più dei delinquenti che degli extraterrestri, tant’è vero che ci
hanno dato come anticipo tante perline. Erano dei diamantini come di scarto di
una lavorazione più alta, però noi li abbiamo
fatti valutare subito.”
Ma figurati che se lui dopo non li fa valutare
erano tutti diamanti di valore. No,
potrei sbagliare, potrei dire una cazzata. Eh! Mi ricordo è una serata venuta
fuori così all’improvviso, eh, fa potevano essere tipo» e riferisce una cifra da
capogiro «di diamanti da dividere in due. Credo che se li saranno divisi, non
lo so come han fatto. E con la promessa di fargli presto una sceneggiatura
perché era il momento in cui questo gruppo di extraterrestri cercava di farsi
conoscere sulla Terra attraverso un film.»

I diamanti di Klatù
Certo
che la faccenda dei diamanti, mi ha ricordato subito la versione originale di
Ultimatun alla Terra, quello del ’58, dove Klatù paga il cinema al giovane
Bobby con dei… diamanti! Ma andiamo
avanti…
«Ci
credete che in mezzo a questo parlare romano, a tutte queste portate di pesce,
a tutti questi fotografi imbecilli che ci scattavano delle foto e che prendendo
anche me per e gli altri per personaggi famosi, eravamo vicino a Villaggio così,
dicono sarà famoso anche quello.
Dopo ho visto su alcuni quotidiani così tutti
presi per sbaglio, no? Noi che non c’entravamo niente. Comunque così in mezzo a
tutto ‘sto casino continua a raccontarci, arriva fino in fondo. Villaggio non
mostra un particolare interesse.
Villaggio fuori da Fantozzi era un cesso a
pedali. Anche dentro molti Fantozzi, ma fuori era proprio insignificante, un
essere del tutto insignificante. Stava lì passivo, continuava, annuiva,
mangiava. Così qualcuno di noi, io gli ho fatto qualche domanda più
interessante, Corbucci ha risposto e ci ha raccontato che loro non avevano
fatto più niente, non se n’è fatto più niente perché loro avevano chiesto di
vedere apparire il disco volante in una località ben precisa, un orario ben
preciso.
Corbucci ci sarebbe andato, credo Celentano,
no, perché stava a Milano, però lui sarebbe stato lì sotto, se avesse visto
questi segni così, si sarebbe impegnato moltissimo per costruire una
sceneggiatura dove c’è l’antagonista e si parlava di questo contatto con queste
razze del cosmo.
Allora, in quel caso avrebbero voluto molte
informazioni da questi signori. Finito tutto lì, non si sono non si sono
manifestati. Gli han lasciato però questo regalo di brillantini validi di
valore.
Questa storia sarà misteriosa davvero, in una
sera lì.»
Ed ora
Quando
Carlomagno passò vicino Fabriano
Questa è una di quelle storie che il
professor Carnevale, avrebbe volentieri riferito nei suoi libri.
Perché l’originale
Aquisgrana non era in Germania!
E che i saggi
universitari italici non mi
Scoccino con pretese
confusioni o errori
Chiaro !
Annales Ordinis S. Benedicti
Occidentalium Monachorum Patriarchae: In quibus ...
Di Jean Mabillon 1704, Pag. 357
İllud
obiter juvat observare, Carolum, cum Romæ adhuc moraretur, litem composuisse
inter duos episcopos, Aribertum Aretinum & Andræam Senensem, invicem dissidentes de quibusdam ecclesiis, maxime de
monasterio sancti Ansani, ubi ejusdem sancti corpus
quiescebat, quod monasterium Aretinæ ecclesiæ Carolus cum optimatibus
suis, secundum Leonis papæ præjudicium adjudicavit. Actum Romæ in ecclesia sancti Petri IV. nonas Martias, imperii ejus
anno primo. Sanctus Ansanus martyr cæsus est ad ripam Arbiæ fluvii, ubi postea
sub ejus nomine erecta fuit ecclesia: nunc ejus corpus Senis asservatur, teste
Lubino. Roma digressus Carolus VII. kalendas Maii, Spoletum venit; dein
Ravennam, tum Papiam, ubi Aaronis regis Persarum legatos advenisse accepit; ac
demum Aquisgranum reversus est. Dum patrem Pippinus
Spoletum comitaretur, accessit Cancellos in finibus
Spoletanis; ibique residens cum suis proceribus ad controversias de more
dirimendas, Ebroardus comes palatii cum Adelmo episcopo & aliis, qui præsentes aderant, locum
Pompinianum monasterio sanctæ Mariæ in Acutiano, id
est Farfensi, asseruit, anno dominorum Caroli & Pippini regum
vicesimo-septimo & vicesimo-primo, mense Augusto, indictione nona.

San Vittore alle Chiuse - Cancelli presso Fbriano
Ecco la traduzione
fatta con l’aiuto del
Professor Enzo Mancini
È
utile notare, tra l’altro, che mentre Carlo si trovava ancora a Roma, risolse
una controversia tra due vescovi, Ariberto di Arezzo e Andrea di Siena, che
erano in disaccordo su alcune chiese, in particolare sul monastero di Sant’Ansano,
dove riposava il corpo dello stesso santo, che il monastero della chiesa di
Arezzo fu aggiudicato da Carlo e dai suoi nobili, in accordo con il pregiudizio
di Papa Leone. Atto redatto a Roma nella chiesa di San Pietro IV il 9 marzo,
nel primo anno del suo regno. Sant’Ansano fu martirizzato sulla riva del fiume
Arbia, dove in seguito fu eretta una chiesa a suo nome: il suo corpo è ora
conservato a Siena, secondo la testimonianza di Lubino. Lasciando Roma, Carlo 7
(giorni alle) alle calende di maggio, giunse a Spoleto; poi a Ravenna, poi a
Pavia, dove seppe che erano arrivati gli ambasciatori di Aronne (al Rascid),
re dei Persiani; e infine tornò ad Aquisgrana. Mentre Pipino accompagnava suo
padre a Spoleto, si avvicinò a Cancelli, nei confini di Spoleto; e lì,
risiedendo con i suoi nobili per dirimere controversie di costume, Ebroardo,
conte di Palazzo, con il vescovo Adelmo e altri che erano presenti, rivendicò
il sito di Pompinianum per il monastero di Santa Maria in Acutiano, dove è
Farfa, nel ventisettesimo e ventunesimo anno dei regni dei signori Carlo e
Pipino, nel mese di agosto, con la nona indizione.
Bien, e con questo l'asino deficiente vi saluta.
Luna, Cucciolo e Tommasino mi aspettano
Marco
Pugacioff
[Disegnatore
di fumetti dilettante
e
Ricercatore storico dilettante, ma non blogger
(Questo è un sito!)]
Macerata
Granne
(da Apollo
Granno)
S.P.Q.M.
(Sempre
Preti Qua Magneranno)
18/02/’26
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