Visualizzazioni totali

domenica 19 luglio 2026

Tex & company

 

Tex & company


   Proprio oggi mi ha scritto Angelo, il mio amico zagoriano Angelo Palumbo, e mi ha fatto sapere che su ubc, hanno parlato di questa bella serie di fumetti in tivù, ecco degli spezzoni…

 


«l’esperto fumettista Ferruccio Alessandri, di realizzare un prodotto simile dedicato unicamente all’universo dei personaggi pubblicati dal Gruppo CEPIM. Nacque così Tex & Company.

[…]

I costi di realizzazione non erano indifferenti, ma il risultato fu buono, grazie anche al supporto di ottimi professionisti del doppiaggio come Franco Morgan, Cesare Ferrario, Enrico Carabelli, Raffaele Fallica, Orlando Mezzabotta, Silvana Fantini, Daniela Fava e Gianni Quillico. La voce di Tex, in particolare, era molto più efficace rispetto a quella proposta da Supergulp!. Tuttavia, la serie non trovò spazio sulle reti nazionali ma solo su quelle private

[...]

Ho visto la prima puntata della serie a Brindisi (dove ho vissuto fino al 1991), sulla rete privata Antenna Sud, se la memoria non mi inganna. Era una storia che non conoscevo: La valle della paura (nnumeri 45-46). Raccontava di un misterioso assassino che sorprendeva le sue vittime nella prateria e le decapitava. Tex indagava, ma al termine dell’episodio si trovava alla mercé del mostro, con la pistola inutilizzabile.

[…]

Rimasi un po’ perplesso nello scoprire che non tutte le puntate erano dedicate a Tex: c’erano anche diversi episodi di Un uomo un’avventura, una serie che conoscevo per aver visto la pubblicità sul retro degli albi di Tex e Zagor. Eppure, riuscii ad appassionarmi anche alla triste vicenda dell’Uomo della legione (n. 3), alle scanzonate imprese dell’Uomo del deserto (n. 5)

[…]

Per fortuna c’era sempre Tex, con l’avventura inquietante delle Terre dell’abisso (numeri 47-48), in cui per un errore il primo episodio fu proposto dopo il secondo, e la saga di Tex contro Mefisto (numeri 39-40), che conoscevo già perché mio padre mi aveva regalato il cartonato a colori.

Con grande piacere scoprii che oltre a Tex c’erano anche Mister No, con la dinamica vicenda dellUomo della Guyana (numeri 6-7), e soprattutto il mio eroe preferito, lo Spirito con la Scure che, nell’episodio Zagor racconta (numeri 55-56), mi svelò per la prima volta le sue origini.

[…]

 Mark il lupo, in un inconfondibile disegno di Guzzon

Alla compagnia si aggiunsero due personaggi che conoscevo ancora poco: il Comandante Mark, con la bella avventura della Tigre della Martinica (numero 32), e Ken Parker, con le splendide vicende di Un uomo inutile (n. 19) e La ballata di Pat O’Shane (n. 12).

[…]

 

Nell’estate del 1984 soltanto la prima stagione di Tex & Company venne replicata più volte sull’emittente privata barese Telenorba e, in quell’occasione, registrai in maniera rudimentale su musicassetta l’audio di alcuni episodi. Ma fu nel 1987 che, tornando da scuola, ebbi la sorpresa di scoprire che il canale tarantino Video Levante stava trasmettendo il terzo episodio del Mistero di Selva Preta (ribattezzato, come ho scoperto solo in séguito, Terrore a Selva Preta). Avevo da poco acquistato un videoregistratore e riuscii a registrare su VHS uno spezzone della puntata, che si concludeva con l’assedio dei giganteschi scarafaggi al recinto elettrificato da Mister No.

[…]

Purtroppo, Video Levante trasmetteva Tex & Company in maniera piuttosto irregolare, senza rispettare l’ordine delle puntate, cambiando l’orario di messa in onda rispetto al palinsesto e sballandomi le programmazioni. Alcuni episodi furono trasmessi più volte, altri invece mai.

[…]

Quel ragazzino di quindici anni non sapeva che, nel suo piccolo, stava salvando un “patrimonio storico”, un po’ come avevano fatto i monaci benedettini nel Medioevo, trascrivendo i testi della letteratura latina e greca! Le reti private infatti non hanno conservato le pellicole di Tex & Company – come invece ha fatto la Rai per Supergulp! – e buona parte della produzione è andata perduta.

[…]

Non si trovano in rete o in commercio la seconda puntata dell’episodio texiano La valle della luna e la quinta di Tex contro Mefisto perché le avevo registrate in coda a dei film che sono stati incautamente prestati ad amici e mai più restituiti. Degli episodi di Mister No sono reperibili solo frammenti perché disponevo solo di quelli. In rete, al momento, ho trovato solo due episodi che non provengono dalle mie registrazioni: si tratta di cinque minuti della seconda puntata del Mistero di Selva Preta, trasmessa da Telegenova, e l’intero episodio dell’Uomo di Chicago

Angelo conclude così

«Se pensiamo a quello che si riesce a fare oggi con l’intelligenza artificiale, la tecnica artigianale con cui è stato prodotto Tex & Company fa sorridere. Eppure, non si può restare immuni al fascino che quei cartoni semianimati sprigionano, perché da essi trasuda tutto l’amore con cui sono stati realizzati. Io ho un sogno: che dai sotterranei bui di qualche emittente privata riemergano le pellicole dell’intera serie. E che qualche grande gruppo editoriale le restauri e le riproponga al pubblico degli affezionati.»

Vedi https://magazineubcfumetti.com/2026/07/18/ricordando-tex-company/

 

Sogni, chimere, fallaci illusioni!!!

 

personalmente ho effettivamente messo su youtube a spezzoni, la voce della paura e forse (non mi ricordo più bene) l'uomo della legione riversati dalle mie vecchie videocassette, con cui avevo doppiato questi episodi.

Sapete, non chiesi mai ad Angelo mister no, el senhor não come lo chiamò un indio in un dei bei episodi di Castelli, perché mi disse Giampiero (altro zagoriano de ferro) che aveva solo degli spezzoni. 

Ma oggi me li ha regalati!!! Slurp!!!!!!!!!! 

Per fortuna la tigre della Martinica del Comandante Mark è praticamente integrale! All'epoca rimasi letteralmente incazzzat che non avessero fatto il piccolo ranger! Ricordo che vidi tutte le puntate de Tex e compagnia, nelle tivù private sud marchigiane; dove vidi in italiano le prime puntate di Matt Dillon, Kociss, Maverik, il telefilm inglese Il barone, perfino episodi, il cui doppiaggio è ormai perduto de...

 

 Agente speciale. Ricordo ancora la scena di Emma Peel che aveva una mutanda di ferro che una catena la teneva legata al muro e un altro prigioniero gli spiegava che era uno strumento dei cavalieri (mi pare) che partivano per la crociata… episodio che poi o rivisto solo in spagnolo. Chi lo capisce e chi lo vuol capire l'ostrogoto... o inglese.  

Il video registratore lo avemmo solo tanti anni dopo.


   Ora sto mettendo utilizzando capcut dei sottotitoli italiani (fatti malino, ma ci sono) de I banditi del re, il bel sceneggiato francese in bianco e nero ripreso da Dumas padre di cui la rai ha buttato via il doppiaggio originale. 

 

Chissà, se c’è la farò vorrei poi fare pure il mitico Vidoq con Bernard Noel e lo splendido telefilm Samurai con Toschiro Mifune, che come un cavaliere errante (senza cavallo) porta giustizia nel Giappone del 1800, insieme a un giovane samurai che porta una pistola a tamburo dentro al suo kimono e a una sorta di Cico giapponese... tutto per me, fatto dentro casa mia.

 

 Vabbè, Son cose belle di un periodo molto più felice!!!

  
Marco Pugacioff

[Disegnatore di fumetti dilettante

e Ricercatore storico dilettante, ma non blogger

(Questo è un sito!)]

Macerata Granne

(da Apollo Granno)

S.P.Q.M.

(Sempre Preti Qua Magneranno)

19/07/’26

 articoli

 Fumetti 

 

sabato 11 luglio 2026

L’origine persiana di un racconto del Novellino

 

L’origine persiana di un racconto del Novellino

 

   Vorrei fare una appendice al mio scritto Bushâq, il ghiottone Poeta eumorista persiano (15° secolo dell’Era volgare)  Nicola Pizzi, aveva già contemplato un precursore  della Commedia di Dante nel  « Libro di Arda […] che procurò all’Italia il maggior monumento della sua poesia…» vedi a pagina 6 del suo primo libro sulla Storia della Poesia Persiana, e poi aveva scovato nel secondo libro anche un’origine persiana di un racconto del Novellino. Leggiamo le sue note…

 

Illustrazione tratta da The Novellino of Masuccio - Now First Translated Into English - Masuccio (Salernitano) Londra 1895

Dal paragrafo 86 (pagina 330 del secondo libro)

   Saad ul-Veravini, poeta e prosatore del secolo settimo dell'Egira, (tredicesimo dell'Era nostra), […] Veràvini, adunque, era cosi chiamato perchè nativo di Veravi o Verâvin, piccola e amena città dell'Azerbîgian tra Ardebil e Tebriz, posto in territorio fertile e ricco d'acque, ma d'aria insalubre. Egli v'incominciò i suoi studi, e dalla serie delle opere che formavano la sua delizia, s'intende che prediligeva le storiche e quelle di favole e di racconti.

Volle anche tentar la poesia, e si dice ch'egli volesse imitar Khaqani [( Afzal ud- Din Ibn Ali Naggiûr Khaqani), poeta lirico] di cui allora suonava alta la fama recente ;

[…]

Veràvini appartiene a questa classe di scrittori che amano lo stile florido e artifiziato nel quale molti pregi si trovano accanto a difetti grandi. Però egli è leggiadramente fine ed elegante nella maniera sua di concepire e di esprimere, felice nel descrivere e nel narrare, vivace e spigliato nel dialogo dei diversi personaggi, o veri o immaginari, onde la lettura sua piace e diletta.

[…]

Verâvini somiglia anche a Nasr-ullah di cui sembra un imitatore quanto allo stile, e come lui riesce lezioso sovente e reca fastidio col dire e due e tre volte e anche quattro, per sinonimi e per frasi equivalenti, le stesse cose in uno stesso periodo. Anche è non poco verboso e prolisso, quasi non si appaghi mai di ciò che ha detto, come se non fosse adeguatamente espresso però vi ritorna su volentieri. E qualche immagine sua è veramente stramba e ridevolmente concepita e foggiata, sebbene di ciò abbia la maggior colpa il gusto dei tempi che richiedeva questi modi e atteggiamenti del pensiero.

I suoi racconti poi (o forse cotesto va detto più per l'autore primo che per Veràvini) sono alcuna volta puerili, ma bene spesso, anzi per lo più, di senso acuto e di significato profondo, tolti, come sono, dalla vita dei bruti non solo, ma anche da quella degli uomini, spesso anche dalle credenze popolari e dalla vecchia mitologia iranica. Molti poi toccano alcuni principi e alcuni personaggi del tempo dei Sassanidi, che è il tempo al quale, con predilezione manifesta, l'autore tien rivolto lo sguardo. Nel nono capitolo mostreremo anche come alcun suo racconto che daremo tradotto nell'appendice, si trovi tale e quale nel nostro Novellino.

 

Prosegue poi…

 

Paragrafo 95  (da pagina 482)

   Che molte favole e novelle sian venute d’Oriente, è cosa omai tanto nota che non vuol essere dimostrata ; vediamo, invece, se la forma che hanno presso di noi, ritiene ancora alcuna traccia della forma orientale , secondo quel principio che, quando viene la sostanza, la forma la segue da sè. Favole e novelle, quasi tutte d'origine indiana, son passate in Occidente nel Medio Evo per mezzo dei Persiani in versioni arabe, persiane, greche, ebraiche, e alcune se ne trovano fra quelle narrate dal Boccaccio, altre fra quelle che lo stesso divino Ariosto ha inserite nel suo poema. Ma nel lungo viaggiare e andare errando, talvolta esse si sono trasfigurate nel soggetto e nei particolari di tal guisa che ora l'occhio acuto del critico a grande stento giunge a riconoscerle. Altra volta, invece, tanto è rimasta fedele la tradizione al racconto originale e primitivo, che l'occidentale sembra mera e genuina traduzione del racconto orientale.

Veggasi, per esempio, la favola dell'usignuolo che Francesco del Tuppo, del secolo decimoquinto, ha inserita nella sua raccolta di favole detta l'Esopo, e si confronti con la novella persiana, i Consigli dell'augelletto, che trovasi nel poema mistico persiano la Cobla spirituale, di Rumi, e che noi abbiam data tradotta nell'appendice alla poesia mistica. Si vedrà quanto somiglino i due racconti lontani, derivati ambedue da una fonte, che il Teza ha trovato essere indiana, intanto che Gastone Paris ne ha data fuori una traduzione francese del decimoterzo secolo, col titolo : Il laio dell'augelletto . Nell'appendice alla poesia morale o gnomica, tra gli esempi di favole e novelle, abbiam riferito anche la novella dei tre sozi malandrini che trovasi nell'opera persiana il Libro di Merzbàn e di cui è quasi traduzion letterale un racconto del nostro Novellino, quello in cui si narra di tre scherani che si diedero la morte l'un l'altro per l'avidità dell'oro.

 

96. Ma ciò che importa a noi, si è il toccar della somiglianza delle forme. Per il qual punto si può dir subito che quel vecchio disegno dei libri di novelle indiane, secondo il quale, nella cornice di un racconto unico fondamentale, si trattano in tanti capitoli diversi altrettanti punti di morale, e la verità delle dottrine esposte bellamente vi si dichiara per acconcie narrazioni; questo stesso disegno, diciamo, è rimasto pur sempre quello anche presso i nostri scrittori di novelle. Anche l'intralciarsi artificioso delle diverse narrazioni che troviam presso i nostri, è abito costante dei libri orientali di novelle. Veggano ora quelli che hanno conoscenza della letteratura provenzale e della francese, se questo particolare si trova anche là, perchè, quanto a noi, non possiam ricordare che il Decamerone del Boccaccio. Del resto, dice il Bartoli, il concetto del raccogliere, del comporre in un insieme organico fatti per loro natura diversi, fu comune nell'età di mezzo, derivato, aggiungiam noi, dall'Oriente . Perchè questo medesimo, prima assai del Boccaccio e degli altri nostri, hanno fatto tutti gli scrittori di novelle, persiani e arabi, e per i persiani, veggasi il Libro di Merzbân, di Veravini ; il Roseto e il Verziere, di Saadi ; gli Splendori del Canopo, di Huseyn Vâiz, tutti libri di favole e di novelle, condotti appunto secondo quel concetto. Ma il concetto o disegno primitivo è indiano, del Panciatantra, dal quale giá sappiamo esser discesa tanto grande famiglia di libri di novelle. È poi certo che l'antica e primitiva spartizione del Panciatantra e delle sue prime versioni orientali era fatta secondo certi punti di morale pratica, considerati e svolti in appositi capitoli a parte, con racconti e aneddoti piacevoli, intanto che un solo e unico racconto fondamentale induce unità nel libro. Che questo particolare concetto assai presto sia passato in Occidente, s'arguisce anche dal libro, già tante volte ricordato, d'Ibn Zafer, arabo siciliano, che nei suoi conforti politici trattò cinque punti di morale e di religione per altrettanti capitoli, pieni di novelle e di storie persiane e di favole d'animali. Egli era del secolo dodicesimo. Anche Pietro Alfonso, ebreo spagnuolo convertito, vissuto verso la fine del dodicesimo secolo, componendo in latino la sua Disciplina clericale, a conforto delle varie dottrine esposte la riempi di racconti d'origine orientale, egli che conosceva i libri arabi, come s'intende dalle prime parole del suo libro che ebbe subito favore grandissimo in tutto l'Occidente cristiano, dove fu tradotto anche in francese e in guascone fin dal tredicesimo secolo. E tacciamo delle tante versioni ebraiche, latine, spagnuole, francesi, tedesche, fiamminghe, italiane, che in quel tempo, sotto nomi diversi, furon fatte per tutto l'Occidente del libro indiano pervenuto fino a noi, per le versioni arabe e greche, sotto il noto titolo di Libro di Kalila e Dimna.

 

97. Ma ben presto l'intento morale fu abbandonato, e allora i libri di novelle non furon che raccolte di narrazioni curiose, distribuite non più secondo certi punti di morale, ma secondo la natura e la qualità dei fatti e delle persone. In Persia ciò fu fatto assai per tempo, e il primo a darne l'esempio crediamo esser stato Aufi, un erudito e letterato di poco genio, che visse intorno al principio del secolo decimoterzo. Ecco intanto che questo è appunto il disegno del Decamerone, che, ponendo un racconto fondamentale, narra curiose avventure secondo certe categorie, stabilite secondo le qualità dei fatti e delle persone, non più secondo alcuni punti di morale. Questo stesso è il disegno del Novellino di Tommaso Guardati, detto Masuccio Salernitano, che divise l'opera sua in cinque libri classificandovi i racconti secondo certi ceti di persone e certe qualità di avvenimenti.

 

Ma torniamo alla fonte di un racconto del novellino

 

Favola dei tre sozi malandrini.

(da pag. 377)

    Il sapiente Mihrân-beh disse : Ho inteso dire che una volta tre malandrini che assaltavano le strade , fecero società fra loro e che per molti anni, alle svolte delle vie dei Mussulmani, senza misericordia, ponevano loro agguati ; anzi, come gli accidenti della fortuna, tutte assalivano le carovane d'indole pacifica.

    Ora, nei dintorni di una città, essi arrivarono un giorno a certe rovine deserte, quali la volta azzurra del cielo, al volgersi oltraggioso del destino, aveva tutte guaste, e là, tra le pareti che erano addossate e riverse come ubriachi satolli , di cui l'uno appoggia i piedi al capo dell'altro, guardarono attentamente. Sotto una pietra trovarono una cassettina piena d'oro e ne furono molto allegri e contenti.

  Deputarono poi uno di loro, dicendo : Ora ti si conviene andare in città e recarci da mangiare, chè noi ne approfitteremo.

   Il misero si affretto nell'andare ; andò e comprò da mangiare. Intanto, il mal talento dell'avidità, che si ciba di morti ed è micidiale, l'indusse a questo di gettar qualche parte di veleno mortifero in que' cibi, col pensiero che gli altri due ne avrebbero mangiato e ne sarebbero morti, intanto che le trovate ricchezze sarebbero rimaste a lui.

   La stessa cagione del desiderio delle ricchezze mosse anche gli altri due a voler toglier di mezzo la presenza uggiosa di colui che avevano mandato alla città, per spartir poi fra loro ciò che avevano trovato. Quello intanto ritornò e portò il cibo, e gli altri due levatisi tosto, lo strangolarono e lo fecero morire.       S'accostarono poi al cibo, ne mangiarono e ne morirono.

(Strofa).

Moneta non cercar di torre ad altri,

Chè di te stesso sei ucciditore ;

Non cercar suppellettili o ricchezze,

Chè di te il ladro già ti sta nel core.

 

   Come nota Pizzi scrive “Abbiamo recato questo racconto, che in sé ha poco valore, soltanto perché si trova tale e quale per due volte nel Novellino.”

 

Marco Pugacioff

[Disegnatore di fumetti dilettante

e Ricercatore storico dilettante, ma non blogger

(Questo è un sito!)]

Macerata Granne

(da Apollo Granno)

S.P.Q.M.

(Sempre Preti Qua Magneranno)

11/07/’26

 articoli

 Fumetti 


venerdì 3 luglio 2026

I topini Pik e Pok di Luciano Bottaro (1954)

 

I topini Pik e Pok di Luciano Bottaro (1954)

Dalla raccolta di dicembre 1954

 






 

Marco Pugacioff

[Disegnatore di fumetti dilettante

e Ricercatore storico dilettante, ma non blogger

(Questo è un sito!)]

Macerata Granne

(da Apollo Granno)

S.P.Q.M.

(Sempre Preti Qua Magneranno)

03/07/’26

 articoli

 Fumetti 

 

giovedì 25 giugno 2026

Sulla seconda sfinge, ciò ragione io!

 

Sulla seconda sfinge, ciò ragione io !

Una splendida sfinge con volto femminile di Angelo Maria Ricci da Martin Mystere

 

    Dopo anni che Diego Baratono mi ha parlato de ‘sta seconda sfinge, sapevo che era stato l'unico che aveva detto che stava alla parte opposta della prima, dietro la piramide. 

   Vabbè, già ai tempi che era stato in TV, un certo ex vicedirettore di una rete nazionale, per conto di un direttore della piana di Giza, cercava in ogni maniera di sapere da lui, il sito preciso dove stava questa seconda sfinge.... Già più di vent'anni anni fa.

    Da pochi anni il ricercatore Filippo Biondi ha trovato una sorte di georadar, che si fa con un satellite che fa il radar di scansione sintetica del terreno.

    Insieme al professore Malanga hanno visto cosa ci sarebbe sotto la piana di Giza…

E poi? Questa seconda sfinge?  Seguendo la richiesta di Piras, sono andati a vedere, guarda un po', proprio in quel sito.

    E che hanno trovato? Mi sarebbe piaciuto un bel leone di pietra come nel fumetto del figlio di Tarzan. No! Me so' sbagliato; un po' come la seconda sfinge che è come la seconda Aquisgrana, ad Aaken. Ufff…. 

 Embè, qualcosa avrebbero visto, con il loro georadar satellitare... ecco le immagini dalla bella conferenza di Bologna…


Il georadar satellitare avrebbe prima individuando una forma simile alla sfinge, con la sua capoccia…

 


… e queste sono le comparazioni

   Ma a questo punto, che verrebbe fuori, che sono tutte "minchiate" come mi ha detto un amico mio?

   A questo punto, posso tranquillamente dire... Ciò ragione io! La seconda sfinge esiste e ne ho la prova...

 

     La seconda sfinge esiste e cia' pure il musetto di Cucciolo! E nessuno mi può smentire.

    E come diceva Totò "buonanotte ai suonatori!"

Marco Pugacioff

[Disegnatore di fumetti dilettante

e Ricercatore storico dilettante, ma non blogger

(Questo è un sito!)]

Macerata Granne

(da Apollo Granno)

S.P.Q.M.

(Sempre Preti Qua Magneranno)

25/06/’26

 articoli

 Fumetti 

sabato 20 giugno 2026

Jack O’Justice 1964

 

Jack O’Justice 1964


    Il personaggio di Jack O’Justice dovrebbe esser stato creato nel ’59, all’interno delle pubblicazioni della Fleetway britannica.

 

 

Riciclando  la avventure a fumetti del popolare bandito da strada Dick Turpin, personaggio realmente esistito e che come Robin Hod – che diede poi origine al bel mito di Robin Hood – impiccato.

 



Essendo ristampe di Turpin rimase la sua deliziosa compagna d’avventure Moll Moonlight (Chiaro di luna, oltremodo romantico, no?) che all’inizio venne ribattezzata Velvet.

 

Copertina di Battle Picture Weekly, featuring D-Day Dawson, 1975 

L’autore di questo episodio dovrebbe esser (secondo la viki in inglese) Geoff Campion [Arthur Geoffrey Campion (19 novembre 1916 – 18 dicembre 1997] su testi di Mike Butterworth (classe 1947). Il titolo originale era "Jack o' Justice and the Fang" e venne pubblicato sulla rvista Valiant (dall'8 dicembre 1962 al 16 febbraio 1963).

     O’Justice agisce negli stessi anni un cui un gigantesco – sia nel corpo, sia nell’anima – Trapper francese scorrazzava nelle foreste della Nuova Inghilterra: Jannick le Roc, chiamato Blek dal popolo pellerossa. Al contrario del comandante Mark che odia visceralmente gli inglesi che hanno impiccato il padre (adottivo), Blek potrebbe facilmente diventare un amico di O’Justice, nonostante la diversità di ideologia patriottica: proprio per il loro elevato senso di giustizia, il desiderio di raddrizzare tutti i torti ed aiutare tutti senza distinzione, che li accomuna.

 


da Sexton Blake and the Demon God del 1978

    Per ritornare alle storie a fumetti, quasi tutte le sue avventure furono negli anni ’60, riciclate per la versione a fumetti della serie televisiva del popolare Sexton Blake (nato nel 1894), detto il Sherlock Holmes del dell’occulto, un indagatore del sopranaturale venuto prima di un certo Dylan Dog.

 



 In Italia. Da quel che so, fu pubblicato un episodio “Il lupo di Villascura” – ovviamente tagliando molti disegni – sul piccolo formato o pocket, “Uomini e mostri” nell’ottobre del ’74 da Gino Sansoni.

    Sono riuscito ad avere la maggior parte delle avventure di Jack O’Justice, grazie a britisih comic, e le ho fatte tradurre da gogole traduttore. Un bel casino. Ho scelto questa avventura e ho provato a toglier le traduzioni assurde e ha rimetter a posto ciò che rimaneva.

   Fortuna che oggi tutti si riempiono la bocca de “l’intellingenza artificiale”, una cosina abbastanza demoniaca, per restar in tema col personaggio.  

 



























  Marco Pugacioff

[Disegnatore di fumetti dilettante

e Ricercatore storico dilettante, ma non blogger

(Questo è un sito!)]

Macerata Granne

(da Apollo Granno)

S.P.Q.M.

(Sempre Preti Qua Magneranno)

20/06/’26

 articoli

 Fumetti 

 

Tex & company

  Tex & company    Proprio oggi mi ha scritto Angelo, il mio amico zagoriano Angelo Palumbo, e mi ha fatto sapere che su ubc, hanno ...