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lunedì 2 marzo 2026

Marco Pugacioff – libro scheda I disegnatori di Cucciolandia 2026

 

Marco Pugacioff – I disegnatori di Cucciolandia 2026

 

   Visto che non mi conviene far stampare su carta questo libro – tral’altro youcanprint manco mi stampa il ultimo libro, che è da tre mesi che glielo inviato (non vendo, perciò mi mettono in coda) – vi dò il pdf.

   Attenti, è parecchio  pesante e spero che il collegamento funzioni.

   Di più non posso fare, ovvio è pieni di errori, de certo però anche di miei veleni, di qualcuno che non è mai riuscito a lavorare in quel mondo che ormai è in agonia.

    Buona lettura

    Tra i ringraziamenti mi manca - che testa - l'amico Adriano Orsini, di origine camerinese come me e anche Adriano di GScopie di macerata che mi aiutato nel fare il pdf.

https://drive.google.com/file/d/1jmL-fXCwpCXwwVwLLA4_lq4urNQuR_4S/view?usp=drive_link

 Scusate Ragazzi, ma non riesco a farlo scaricabile a tutti. Chissà che casino avrò fatto!

 

Marco Pugacioff

[Disegnatore di fumetti dilettante

e Ricercatore storico dilettante, ma non blogger

(Questo è un sito!)]

Macerata Granne

(da Apollo Granno)

S.P.Q.M.

(Sempre Preti Qua Magneranno)

02/03/’26

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venerdì 27 febbraio 2026

Cronaca dell’insolito 24 Ancora sull’Enchiridion – Il disco volante di Corbucci – Quando Carlomagno passò vicino Fabriano


 

Cronaca dell’insolito 24

Ancora sull’Enchiridion – Il disco volante di Corbucci – Quando Carlomagno passò vicino Fabriano

   Nemmeno ieri sera  mi scrivono che ho commesso degli errori sullo scritto dell’Enchiridio.

«Forse si è sbagliato? Enchiridion. Dal greco en-cheiridion, significa letteralmente "libro da tenere in mano" o "manuale tascabile".
   Lei si è confuso con il grimorio del Drago Rosso Conosciuto anche come Il Vero Drago Rosso o Il Grande Grimorio (in francese Le Véritable  Dragon Rouge), è un manuale di stregoneria volto all’evocazione di demoni e spiriti terrestri, aerei e infernali.»

    Gli ho risposto che amo parlare di storie che mi colpiscono e che riferisco le fonti dove ho letto queste storie.

Non la faccio tanto lunga. In pratica alla fine mi scrive «Ecco, adesso ho capito. Certo! benvengano le spiegazioni confuse o inesatte attribuite a questo o a quell'altro personaggio immaginario, a celare o confondere la verità su oggetti di interesse occulto la cui esatta comprensione è riservata solo agli iniziati, così dev'essere. Ben fatto! Complimenti.»

  Cosa potevo rispondere? «senta, se leggo una cosa ed è curiosa, la riferisco. E' sbagliata, non importa, mica lo detta io. Possibile che mi vuol trattare tra le righe da vero Deficiente?! 

  In questi giorni, me ne sta succedendo una dietro l’altra. E' forse lei ? Visto che si occupa di cose occulte, non me ne meraviglierei. 

Dal numero 146 – Oltre le mura, ambientato a Bologna

 

   Mister Castelli nel suo Martin Mystère ne ha tante di cose sbagliate, infatti Bonvi ne aveva fatto un intero catalogo.

Ora senta, ormai, non posso più correggere. Non posso più entrare nel mio primo sito! Il mio cervellone, calcolatore o computer o come si voglia chiamarlo, tre mesi fa invece di cancellarmi la cronologia del giorno mi ha cancellato la cronologia intera, dall'inizio, da anni fa. Perciò non posso più entrare e... 

   Ho dovuto farne un secondo per scrivere i miei errori.»

 

Perciò, vuol dire che non scriverò più di ciò che mi colpisce e mi fa fantasticare!

Qui di seguito gli ultimi scritti e poi, se qualcuno dei miei amici volesse scrivere qualcosa, me lo faccia sapere e vedremo se posso inserirlo oppure no nel mio sito, che vi ostinate a dir Blog.

 

Sergio Corbucci e il disco volante

 

La bella Giovanna Ralli in una foto rielaborata dalla pellicola

 

   Un giorno comprai il librone Dizionario del western all’italiana de Marco Giusti, era il 2007. un librone carino, ma come quello che ho fatto personalmente sui disegnatori di Cucciolandia (ci sarà pure qualche disegnatore che avrò dimenticato, no?), ha le sue mancanze.

    Qualche filmetto lo ha dimenticato come O tutto o niente (Però mi ha fatto sapere che  son stati girati in Turchia un filmetto su Alan Mistero [Ombrax in Francia], che ho ritrovato senza capire una parola e una con Capitan Miki, perduta), ha citato pellicole che hanno spunto dai polveroni e non ha messo lo straordinario Stanza 17-17, Ufficio delle tasse con quattro moschettieri di attori italo francesi – Gastone Moschin, Franco Fabrizi, Philippe Leroy, Raymond Bussières e con Leonello Stander… degli sfigati orchestrati dal malefico Ugo La strizza ovvero Tognazzi  e la pellicola (seppur tagliata) dà buon riso e il buon riso fa buon sangue (mica come le fetecchie alla De Sica  & Boldi) e dove Leroy (straordinario Leonardo da Vinci e Yanez de Gomera e mancato Kit Carson con Giuliano – Aquila della Notte – Gemma) faceva Sartana! Insomma famme passà un oretta tranquillo senza pensa’ ai soldi che, come i fumetti, non ci sono più…

Evvabbè, tornamo a noi, a pag. 297 parla de Il mercenario, un polverone uscito quando avevo un anno o poco più d’età, con uno legnoso e antipatico Franco Nero e la bella Giovanna Ralli, con la regia di Corbucci.

Passo a pagina 299 e che leggo? «In una puntata del “Maurizio Costanzo Show” Sergio Corbucci raccontava di aver filmato un Ufo (in italiano o.v.n.i.) mentre girava questo film in Spagna. La stessa storia la ritroviamo in un articolo del tempo apparso su un giornale spagnolo, En Torrelaguna se rueda El Mercenario di José Luis Quintamilla (5 settembre 1969).»

   Per saperne de più, provo a scrivere al mitico Giornale dei Misteri, ormai in completa decadenza, ma la risposta non mi dà de più… Acciderba!

Finché, l’altro giorno, ho scovato grazie ad Andrea de Rimini, un “fratello nell’Arte” fori de capoccia sur tipo Malangaloide (c’è chi disprezza Malanga e lo definisce cosà le sue ricerche, bà!) del Montefeltro, Enzo Fabbrucci, che nel narrare delle sue serate a Rimini, ha svelato il seguito.

  È  su Contatti cosmici, la puntata RETATE SULLE TERRE DI CONFINE Enzo Fabbrucci [https://www.youtube.com/watch?v=4-uBqPzW42U]…

«Sentite un po’.

Sentite questa eh, oggi è una chiacchierata, anche di aneddoti così e non rompetevi le scatole che ogni volta vi devo stupire con qualche effetto speciale.

Oh, avrò voglia anche di raccontarvi delle cose più normali che mi sono accadute. Allora, ero laggiù e ricordo proprio di quella estate lì, no?

Ero laggiù in riviera, per la prima volta dovevo arrivare verso la mattina alle 10:00, e poi potevo tornare a casa anche verso mezzanotte perché c'era tutta una serie di impegni da svolgere così, ma gli  impegni più volte era poi andare a cena con quelli della troupe, con alcuni di questi attori, attrici.

Vi ho raccontato di un fatto che mi colpì moltissimo, in una sera in cui eravamo a cena in pochi,  c’era il regista, eh, adesso non mi ricordo neanche come si chiama. Pensate quanto era importante questa sottospecie di Fellini dei poveri, [poi se ricorda] Corbucci.

Corbucci che era quello famoso per fare i film con Celentano, li aveva fatti tutti quei film dozzinali con Totò, con Peppino, con tutta quella roba lì…

Tutti dicevano a Roma, che Corbucci sapeva dirigere tre film contemporaneamente. Erano pieni di battute, di luoghi comuni. Era quel popolare da due soldi. Erano quei film di quando ancora la gente entrava nel cinema per stare al caldo e stare in una poltroncina e gli potevi sparare anche degli stronxi in testa, non gliene fregava niente.

E questo era il regista che giustamente doveva cantare la gloria berlusconiana di quegli anni. E allora questo reuccio, questo salsiccione inutile così si siede consumando, così con l’idea più di raccontarlo a Paolo Villaggio e a Serena Grandi che a me e altri due della troupe comincia a raccontare ansimando e mangiando a quattro palmenti questo pesce questo pesce, di questo ristorante di Riviera in quella notte affogata mentre, sbevacchiava, dice “perché del resto Paoletto, sai questa cosa mi è successo in Spagna, questa cosa strana, ci è successa.”

“Stavamo girare un western all'italiana!”, anche lì pensate che i livelli, eh! Giravano un western all’italiana in un deserto nel centro della Spagna.

La Spagna lo sapete che ha al centro, come la Francia delle zone desertiche immesse, il fertile è quasi tutto sui confini.

Mentre in questo western del tutto posticcio [lo] giravano, a un certo punto uno dei fotografi di scena fa: "A dottò, dottò, guardi lassù".

 

Enzo mimma la scena

 

Si girano tutti, bloccano la ripresa e si mettono tutti a guardare in alto. Non era né in movimento né confuso, né niente. Era un piatto volatore, lo chiamiamo come in antico, era un cappello di prete volatore color acciaio che è stato lì forse 5 minuti, fotografato da tutti, guardato lì, impressionante.

Si  bloccano tutti. Stanno a guardarlo. “Cosa facciamo?” Così “lo filmiamo.” “Filmalo, dai. Guarda, cosa chi è. Chi sono.” “Salutami.” Lo sai, cosa ci aveva il cinema romano di quegli anni? E che erano gente così smaliziata, cialtrona, farabutti, ladri di galline, imbucati per prendere due soldi in quella Italia, Roma disoccupata anche in quegli anni 80 [Ma scusa Enzo, er filme era del ’69…] che erano delle troupe così varie che ci si divertiva.

Era molto più bello il film che si girava di qua, delle macchine da presa con tutti ‘sti cialtroni in giro e tutte le loro battute, tutto il loro piccolo, approfittare, grattare tutto quello che si poteva rispetto alle scene che ero di una povertà disarmante. Andatevelì a vedere, non ci vuole molto scrivere Sergio Corbucci e alcuni dei suoi film più tipici. Se ridete vi do un premio io vi mando da casa mia un premio.»

  Dai Enzo, ma con Totò non ci voleva molto, fa ridere solo a vederlo… vabbé, scusa.

«E allora, restano bloccati. Fa che caxxo succede? A un certo punto il cappello si muove ondeggia un po', poi vum [più veloce della luce, come nembo kid…], come fa di solito, se ne va via.

Tengono ‘ste fotografie, cercano di fare un articolo su questo, ma lo sapete che se sono delle cose fuori contesto, perché io dico che l'ufologia ormai di ufo fa ridere i polli, perché non dice niente, ce ne sono stati migliaia prima, ce ne sono stati migliaia dopo. Non sanno che cosa farsene con queste immagini così, tant’è vero che si scordano.

Poi d’inverno, [Corbucci] quando è a Roma racconta che riceve una telefonata e un signore gli dice, "Senta, lei si ricorda quello che ha visto in Spagna, così?" “Sì!”, “Eravamo noi che vi stavamo guardando.” E lui fa, "Cosa? Ci stavate guardando?" “Sì. E noi siamo a Roma. Adesso vorremmo incontrarla il giorno tal dei tali, nel luogo tal dei tali. Vorremmo incontrare lei e questo cantante famoso col quale lei lavora sempre, perché siete due personaggi che fate un cinema popolare e quindi visto da tutti che si può dare sia nelle sale che in televisione”.»

Una cosa del genere era successa anche al popolare regista Daniele D’Anza, autore de Il segno del Comando, che in una intervista disse che all’epoca dello sceneggiato Extra, aveva incontrato questi… stranieri… come vogliamo chiamarli? Forse erano i Doppio Vu 56, del caso Amicizia… che tal’altro Salmaciccia e Bizzari erano anconetani e vivevano a Pescara e il primo contatto lo ebbero a… Ascoli Piceno. Embé, oltre a Carletto Magno, pure l’ufetti, che dovemmo fa. Torniamo alla storia narrata da Enzo, Corbucci telefona ad Adriano…

«Mi immagino la telefonata. “Oh, te l’avevo detta quella storia.” Mi dispiace di non saper far bene il dialetto romanesco che rende ancora più caricaturali questi beccamorti. “Oh, t’avevo detto Adrià, Adrià [Celentano], quando vieni a Roma andamo a incontrare… Ce stanno l’ufi, ci stanno gli extraterrestri!”

E fanno proprio così. E vanno a incontrarli Adriano Celentano e Corbucci e si trovano quattro-cinque personaggi strani. Corbucci raccontava a villaggio, e a noi e a Villaggio. Gli dice, "A me sembrano più dei delinquenti."

Pensate la metafisica di Corbucci. “A me sembravano più dei delinquenti che degli extraterrestri, tant’è vero che ci hanno dato come anticipo tante perline. Erano dei diamantini come di scarto di una lavorazione più alta, però noi li  abbiamo fatti valutare subito.”

Ma figurati che se lui dopo non li fa valutare erano tutti diamanti di valore.  No, potrei sbagliare, potrei dire una cazzata. Eh! Mi ricordo è una serata venuta fuori così all’improvviso, eh, fa potevano essere tipo» e riferisce una cifra da capogiro «di diamanti da dividere in due. Credo che se li saranno divisi, non lo so come han fatto. E con la promessa di fargli presto una sceneggiatura perché era il momento in cui questo gruppo di extraterrestri cercava di farsi conoscere sulla Terra attraverso un film.»

 

I diamanti di Klatù

 

   Certo che la faccenda dei diamanti, mi ha ricordato subito la versione originale di Ultimatun alla Terra, quello del ’58, dove Klatù paga il cinema al giovane Bobby con dei… diamanti!  Ma andiamo avanti…

   «Ci credete che in mezzo a questo parlare romano, a tutte queste portate di pesce, a tutti questi fotografi imbecilli che ci scattavano delle foto e che prendendo anche me per e gli altri per personaggi famosi, eravamo vicino a Villaggio così, dicono sarà famoso anche quello.

Dopo ho visto su alcuni quotidiani così tutti presi per sbaglio, no? Noi che non c’entravamo niente. Comunque così in mezzo a tutto ‘sto casino continua a raccontarci, arriva fino in fondo. Villaggio non mostra un particolare interesse.

Villaggio fuori da Fantozzi era un cesso a pedali. Anche dentro molti Fantozzi, ma fuori era proprio insignificante, un essere del tutto insignificante. Stava lì passivo, continuava, annuiva, mangiava. Così qualcuno di noi, io gli ho fatto qualche domanda più interessante, Corbucci ha risposto e ci ha raccontato che loro non avevano fatto più niente, non se n’è fatto più niente perché loro avevano chiesto di vedere apparire il disco volante in una località ben precisa, un orario ben preciso.

Corbucci ci sarebbe andato, credo Celentano, no, perché stava a Milano, però lui sarebbe stato lì sotto, se avesse visto questi segni così, si sarebbe impegnato moltissimo per costruire una sceneggiatura dove c’è l’antagonista e si parlava di questo contatto con queste razze del cosmo.

Allora, in quel caso avrebbero voluto molte informazioni da questi signori. Finito tutto lì, non si sono non si sono manifestati. Gli han lasciato però questo regalo di brillantini validi di valore.

Questa storia sarà misteriosa davvero, in una sera lì.»

 

Ed ora

Quando Carlomagno passò vicino Fabriano

 

   Questa è una di quelle storie che il professor Carnevale, avrebbe volentieri riferito nei suoi libri.

Perché l’originale Aquisgrana non era in Germania!

 

E che i saggi universitari italici non mi

Scoccino con pretese confusioni o errori

 

Chiaro !

 

 

Annales Ordinis S. Benedicti Occidentalium Monachorum Patriarchae: In quibus ...

Di Jean Mabillon 1704, Pag. 357

 

İllud obiter juvat observare, Carolum, cum Romæ adhuc moraretur, litem composuisse inter duos episcopos, Aribertum Aretinum & Andræam Senensem, invicem dissidentes de quibusdam ecclesiis, maxime de monasterio sancti Ansani, ubi ejusdem sancti corpus quiescebat, quod monasterium Aretinæ ecclesiæ Carolus cum optimatibus suis, secundum Leonis papæ præjudicium adjudicavit. Actum Romæ in ecclesia sancti Petri IV. nonas Martias, imperii ejus anno primo. Sanctus Ansanus martyr cæsus est ad ripam Arbiæ fluvii, ubi postea sub ejus nomine erecta fuit ecclesia: nunc ejus corpus Senis asservatur, teste Lubino. Roma digressus Carolus VII. kalendas Maii, Spoletum venit; dein Ravennam, tum Papiam, ubi Aaronis regis Persarum legatos advenisse accepit; ac demum Aquisgranum reversus est. Dum patrem Pippinus Spoletum comitaretur, accessit Cancellos in finibus Spoletanis; ibique residens cum suis proceribus ad controversias de more dirimendas, Ebroardus comes palatii cum Adelmo episcopo & aliis, qui præsentes aderant, locum Pompinianum monasterio sanctæ Mariæ in Acutiano, id est Farfensi, asseruit, anno dominorum Caroli & Pippini regum vicesimo-septimo & vicesimo-primo, mense Augusto, indictione nona.

 

San Vittore alle Chiuse - Cancelli presso Fbriano

Ecco la traduzione fatta con l’aiuto del

Professor Enzo Mancini

 

   È utile notare, tra l’altro, che mentre Carlo si trovava ancora a Roma, risolse una controversia tra due vescovi, Ariberto di Arezzo e Andrea di Siena, che erano in disaccordo su alcune chiese, in particolare sul monastero di Sant’Ansano, dove riposava il corpo dello stesso santo, che il monastero della chiesa di Arezzo fu aggiudicato da Carlo e dai suoi nobili, in accordo con il pregiudizio di Papa Leone. Atto redatto a Roma nella chiesa di San Pietro IV il 9 marzo, nel primo anno del suo regno. Sant’Ansano fu martirizzato sulla riva del fiume Arbia, dove in seguito fu eretta una chiesa a suo nome: il suo corpo è ora conservato a Siena, secondo la testimonianza di Lubino. Lasciando Roma, Carlo 7 (giorni alle) alle calende di maggio, giunse a Spoleto; poi a Ravenna, poi a Pavia, dove seppe che erano arrivati ​​gli ambasciatori di Aronne (al Rascid), re dei Persiani; e infine tornò ad Aquisgrana. Mentre Pipino accompagnava suo padre a Spoleto, si avvicinò a Cancelli, nei confini di Spoleto; e lì, risiedendo con i suoi nobili per dirimere controversie di costume, Ebroardo, conte di Palazzo, con il vescovo Adelmo e altri che erano presenti, rivendicò il sito di Pompinianum per il monastero di Santa Maria in Acutiano, dove è Farfa, nel ventisettesimo e ventunesimo anno dei regni dei signori Carlo e Pipino, nel mese di agosto, con la nona indizione.

 

  Bien, e con questo l'asino deficiente vi saluta.

Luna, Cucciolo e Tommasino mi aspettano 

 

Marco Pugacioff

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mercoledì 25 febbraio 2026

Saluto romano o pescarese ? di Galileo Ferraresi

 

Saluto romano o pescarese ?

di Galileo Ferraresi

 

Maciste saluta Massinissa

 

  Il 27 gennaio nella cornice romana di Palazzo Giustiniani si è svolto un convegno sull’antisemitismo cui hanno partecipato sia l’esponente PD Delrio che quello di Forza Italia Gasparri, entrambi impegnati nella comune battaglia contro l’antisemitismo.

Per l’occasione Noemi Di Segni, Presidente dell’Unione delle Comunità ebraiche d’Italia ha affermato che “Il saluto romano, insieme a tutte le forme che offendono la memoria, per noi devono diventare un comportamento, un atto sanzionato penalmente, perché è una responsabilità italiana salvaguardare la memoria”.

   In tal modo sollecitato mi sono impegnato per salvaguardare la memoria italiana e sono andato a rivedere un vecchio film, il primo colossal prodotto in Italia, Cabiria.

 

Uscito il 18 aprile 1914 a Roma il film ebbe come regista Giovanni Patrone che per il soggetto e la sceneggiatura si fece aiutare da Gabriele d’Annunzio. Erano gli anni del cinema muto e, volendo dare enfasi ad alcuni incontri tra i personaggi del film, in mancanza della voce D’Annunzio fece salutare alcuni personaggi, come l’erculeo schiavo Maciste, inchinato e con il braccio destro alzato e teso.

   Anni dopo il saluto a braccio alzato fu usato dai fascisti e dai nazisti che, inventandosi una continuità con Roma, lo chiamarono il saluto “romano” quando, a ben vedere, altro non era che il saluto del “pescarese” Gabriele d’Annunzio.

Manifesto del film Cabiria del 1914 nel quale appare per la prima volta il “saluto pescarese”

 

Galileo Ferraresi

***

Marco Pugacioff

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sabato 21 febbraio 2026

Da Carlomagno a Vespucci Pensieri e veleni sparsi al vento de Marco Pugacioff

 

Da Carlomagno a Vespucci

Pensieri e veleni sparsi al vento de

Marco Pugacioff

 

 

   Carlo magno imperatore… mi viene in mente quel vecchio detto di quando ero bambino “Marco polo con lo scoppio carco (fucile carico), andò in Cina… e via dicendo”, chi se lo ricorda più, son passati cinquant’anni. E comunque fu Marco Polo a portar gli archibugi dalla Cina, come dice Leo, nel suo libro delle navigazioni medioevali!

   Torniamo a noi! Carlo prima Conte de Fermo, Re e poi imperatore… ah! Già! Come faccio a dire che era prima conte de Fermo, così come Guido (franco di origine bretone) fu Marchese di Camerino?

Per Guido non ce sono problemi. Non me lo invento, in quanto me lo ha detto l’enciclopedia dei personaggi italiani con buona pace di quell’infame personaggio camerinese che osò ridermi in faccia quando dissi “al tempo in cui vi erano i Franchi a Camerino”! Quell’essere intellettualoide che oggi ha superato gli 85 anni di età (se qualcuno non gli ancora staccato la spina dall’altra parte) deve ringraziare il mio buon cuore se mio cugino carabiniere non mi è venuto a mettere le manette per Omicidio!


Per Carletto ci sarebbe quella che chiamo una metopa, di cui parlò per la prima volta, la ricercatrice e discendente carolingia Elisabeth De Moreau nel suo libro Carlomagno la contro storia (rimasto solo al primo tomo, purtroppo), che raffigura un guerriero alla Conan il barbaro con corazza e spada, e che è mozzato nel capo. Una metopa ritrovata nel territorio dove operavano i cistercensi e che annullarono ogni riferimento al dominio franco.

E poi in un articoletto sulla Rucola de dicembre dove Arduino narra si incuriosì nello studio del professor Giovanni Rocchi, di una foto di un reperto chiuso in a cassaforte di cui si erano perse le chiavi; spiega come fece aprire una cassaforte a Ponzano di Fermo dove vi era questo reperto che chiama frustolo, in arenaria insieme ad altri reperti (tra cui una pisside) che finì nelle mani della direttrice dei Beni Culturali e così finir ancora nascosto.

    Perché la metopa indicherebbe Carletto? C’è lo spiega una altro articolo in rete, la signora Elisabeth inerente una lastra commemorativa di marmo nel museo della cittadina di Falerone, in provincia di Fermo, in parte erosa dagli uomini e su questa «Giovanni Rocchi decise quindi di utilizzare le tecniche più recenti per poter vedere l’eventuale porzione cancellata. Grazie a uno scanner rotativo, apparve a un tratto la parte mancante del testo.» venne fuori che era la lastra di Bertrada, figlia di Desiderio, prima sposa di Carletto.

Vi consiglio di leggere l’intero articolo, troppo interessante, su: 

https://elisabethdemoreauit.wordpress.com/la-regina-senza-nome/

Tornando alla metopa di Ponzano di Fermo, Rocchi lesse, nonostante le abrasioni “Io, figlio di Pipino [non Peppino de Filippo, eh!], C… su incarico di Papa Adriano esercito la giustizia.” E chi amministrava la giustizia a Fermo se non il Conte? Come lo fu il fratello di Guido, Corrado, di cui rimane un paese dedicato ancora lui nel fermano.

   Ah! Il professor Rocchi ha chiuso definitivamente gli occhi questo dicembre.

   Capito perché dico che era Conte di Fermo? Vero o no, gli indizi ce sarebbero. Imperatore, ahò! C’è lo fecero il senato e il popolo di Roma, visto come aveva rotto le ossa ai Longobardi che da (più o meno) tre secoli erano in territorio italico e trattavano molto male gli italici o Romani… ovvio poi un certo Leoncino o papaleo, lo “unse” imperatore.

    Capisco che rispetto ai Saggi delle università, di fetecchie ne direi tante, ma sono o non sono pensieri e veleni sparsi al vento, no? Perciò andamo avanti. In Lombardia vi è la Valtellina dove siccome vivevano secondo la legge romana fu in pratica esente da invasioni barbariche per quel certo Imperatore Romano che decretò che tutti i cives erano eguali, con l’Editto di Caracalla. Da lì nacque una specifica identità valtellinese, nata appunto per la collocazione geografica (ancor oggi è al confine con la Svizzera) ed anche il carattere sostanzialmente pacifico dei suoi residenti.

    Carletto che voleva un po’ de gente che gli lavorasse la terra fece un bel po’ de campagne militari, che non erano altro che reclutamento forzato di persone. Come mi raccontò il professor Carnevale, Carletto arrivato in uno specifico territorio, faceva recintare l’intero perimetro e ogni uomo, donna e bambino che era all’interno, faceva un viaggetto in una terra più calda.

Il massacro di verdun del 782, in cui avrebbe decollato (tipo san Giovanni decollato de Totò) 4500 sassoni... in realtà il documento più antico parla di delocavit ovvero li portarti via tutti!!!

Li aveva portati a lavorà la terra per li franchi.

Dove? Nell’anconetano, che infatti ha un dialetto del tutto disuguale da quello della provincia de macerata e de fermo e ascoli... che io dico essere ciociaro marchigiano, infatti quello umbro e quello ciociaro sotto Roma tra loro molto simili, porca l’oca capitolina è del tutto diverso.

Pensate un po’, quando il capo de li Sassoni seppe che il suo popolo stava in una terra più calda, mi disse sempre il professore, decise de andarci pur lui… Insomma, in pratica questo era successo.

E quindi anche una regione come la Valtellina, non poteva non finire nelle mire de Carlo; ma niente di eccessivo.

Visto l’importanza strategica della valle che era ed è una via di comunicazione militare e commerciale tra sud e nord delle Alpi, il sovrano carolingio donò la Valtellina al Monastero di Saint Denis de Paris… un momento, non sarà mica il Monastero de San Ginesio, da dove viene l’antenato del mio babbo. Niente di nobile, erano contadini, nulla più.

Chissà, se l’(n)europ(i)a cadesse… de toute façon, «il monastero di San Dionigi teneva in Francia (quale? La Francia delle origini o l’attuale France?) importanti fiere e ciò poté favorire lo sviluppo del commercio e del traffico transalpino per i valichi valtellinesi, soprattutto per Chiavenna […]» come recita un ricercatore… e ancora «Nell’833 l’imperatore Lotario concesse all’abate di S. Denis l’istituzione di un mercato annuale ad Olonio, con esenzione di ogni censo fiscale.» Già, Lotario, che riconsegnò mai il sigillo imperiale al padre e che istituì l’università di… Fermo nell’825. Ma guarda là, sempre lì, andiamo a finire. Bò, sarà che piove sul bagnato.

Il ricercatore arriva anche a citare i vescovi conte infatti «la Valtellina venne successivamente infeudata al Vescovo di Como dell’XI secolo», in ogni caso possiamo arrivare a Sondrio e al palazzo Besta, dove quattro secoli dopo compare un gran bel affresco dove vi è una cartina del mondo e dove compare la scritta “America”. Una scritta ormai da me odiata per quello che rappresenta, che per Leo deve venire da finanziatore e da Claudio e dalla professoressa da un navigatore fiorentino, che prima che viaggiatore fu commerciante, Amerigo Vespucci.

  E qui, per stasera,  mi fermo.

Marco Pugacioff

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21/02/’26

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mercoledì 18 febbraio 2026

Qualcosa riguardo gli uomini lupo di Pyotr Vasilievich Ivanov 1886

 

Qualcosa riguardo gli uomini lupo

di

Pyotr Vasilievich Ivanov 1886

   Recentemente sono stati avvistati dei lupi nel mio quartiere; circa trent'anni fa mi raccontavano che vi era un uomolupo che addiritura saltava le reti di recinzione altre tre metri. Forse favole, forse... chi lo sa. Ho comunque preso una narrazione russa in rete e ho provato a dargli una addattazione alla buona. E vi pure aggiunto una suggestiva immagine di autore sconosciuto.

    Spero vi piacerà, buona lettura.

*** 

Pyotr Vasilyevich Ivanov (1837, Chuguev  - 1931) - Etnografo piccolo russo (ucraino) e sovietico, storico locale.

Pëtr Vasil'evič Ivanov

 


Data di nascita 1837


Luogo di nascita

Data di morte 1931


Luogo di morte



Occupazione: etnografo, storico locale


Biografia

Prestò servizio militare, poi lavorò come insegnante e sovrintendente di una scuola distrettuale nella città di Kupyansk, nella provincia di Kharkov. Dal 1877 al 1884 fu ispettore delle scuole pubbliche.

Negli "Atti" della Società dei Naturalisti di Kharkov, Ivanov pubblicò una serie di articoli sulla fauna nei dintorni di Kupyansk.

Le "Raccolte" della Società Storica e Filologica di Kharkov  contengono ampi articoli di Ivanov sulle credenze popolari su stregoni, streghe e demoni (nel quarto volume), su folletti, folletti dei boschi e spiriti dell'acqua (nel quinto volume) e sui giochi infantili nei villaggi del distretto di Kupjansk (nel secondo volume). Vari articoli etnografici di Ivanov sono stati precedentemente pubblicati su " Kievskaja Starina " e " Kharkovskij Sbornik ". Il miglior studio di Ivanov sulle leggende popolari ucraine è stato pubblicato su " Ethnographic Review " (1892 e 1893).

Letteratura

 

Pubblicazione: 1886. Fonte: Per la prima volta: Antichità di Kiev. - 1886. - N. 6. - P. 356-364. Copiato in ortografia moderna da: Ucraini: credenze popolari, credenze, demonologia. - 2° tipo. - K.: Libid, 1992. - P. 505-511. — (Memorie del pensiero storico dell’Ucraina).

***

Le questioni relative all'origine delle idee mitiche, alle basi dell'interpretazione scientifica dei miti non possono essere incluse nel compito della presente nota, il cui scopo è molto più semplice: citare alcuni racconti leggendari che circolano tra la gente, a conferma della posizione secondo cui le leggende poetiche dei tempi antichi e di oggi hanno spesso un significato reale per la gente e persino un significato economico nella vita quotidiana dei contadini.

Riti, usanze e leggende accolgono una persona alla nascita, la accompagnano per tutta la vita e non la abbandonano nemmeno nella tomba. Costituiscono l'eredità dei suoi antenati, in cui si accumula tutto il suo patrimonio intellettuale e in cui sono radicate tutte le caratteristiche nazionali dei suoi discendenti. Tra questa eredità del periodo ariano, spicca la fede nella metamorfosi e nella licantropia, che trova piena espressione non solo nei racconti di eroiche trasformazioni, ma anche nei moderni racconti di streghe e lupi mannari.

Tralasciando i racconti di streghe, più noti e già presenti nelle raccolte di Afanasyev, Chubinsky e Dragomanov, concentreremo la nostra attenzione sui racconti popolari altrettanto diffusi sugli uomini-lupo. Pochi di questi racconti sono stati pubblicati e, anche da quanto è stato reso noto, non è sempre possibile ricavare un quadro definitivo di questi lupi mannari, i cui tratti i collezionisti di folklore a volte confondono con quelli di ghoul o vampiri.

Afanasyev sottolinea che in Ucraina esistono due tipi di vovkulak. Si tratta di stregoni che assumono sembianze animali, oppure di persone comuni trasformate in lupi dalla stregoneria. Gli stregoni di solito si aggirano come lupi di notte, ma di giorno tornano ad assumere sembianze umane. I vovkulak, trasformati da persone comuni, sono creature più sofferenti che maligne; vivono nelle tane, si aggirano per le foreste e ululano come lupi, ma mantengono la loro natura umana. I mezzi che stregoni e streghe usano per trasformare le persone in animali sono simili a quelli con cui loro stessi diventano lupi mannari. Secondo la credenza popolare, stregoni e streghe, desiderando trasformare qualcuno in un lupo, gli gettano addosso una pelle di animale e sussurrano parole magiche. Per trasformare un corteo nuziale in un branco di lupi, uno stregone prende tante cinture e timo quanti sono i partecipanti al corteo, sussurra un incantesimo sulle cinture e timo, e poi le cinge con ciascuna cintura; Chi viene cinto diventa immediatamente lupo-lupo. A volte, si dice, lo stregone pone una cintura attorcigliata sotto la soglia della capanna: chiunque la scavalchi si trasforma in lupo. Gli stregoni e le streghe stesse, desiderando trasformarsi in animali, si avvolgono in un anello di tiglio o cadono attraverso i cerchi. Inutile dire che il potere principale qui risiede nel sussurro, nelle parole magiche. Chi scavalca la cintura incantata e diventa così lupo mannaro non può riacquistare la sua precedente forma umana finché la cintura dello stregone non si consuma e si rompe. C'è, tuttavia, un altro modo con cui un lupo mannaro può essere riportato alla sua forma umana in qualsiasi momento: fargli mettere una cintura che si è tolto, ma prima annodarla, e ogni volta che la si annoda, dicendo: "Signore, abbi pietà!". Si dice che la pelle di animale, se indossata, cadrà e un uomo apparirà al liberatore. I metodi per trasformare le persone in lupi descritti sopra sono tra i più semplici e non sempre portano al risultato desiderato. Non tutti si lasceranno avvolgere da una pelle d'animale, né tutti si lasceranno cingersi con una cintura incantata. È molto più difficile contrastare un incantesimo lanciato in absentia, usando una qualche pozione. Una canzone popolare descrive l'effetto di un incantesimo come segue:

 

   Oh. Mamma, mamma, cosa ha fatto Mina:

   Il cosacco non ha iniziato ad amare.

— Corri, figlia, al boschetto, Cerca la pozione del rosario.

   — Non sono ancora arrivato al boschetto,

   Ho trovato la pozione del rosario.

   L'ho sciacquata sui rychtsy,

   e l'ho immersa nei goriltsy.

   L'ho sciacquata nel guado.

   Ho insistito sul miele, L'ho messa sul fuoco.

   Fai bollire, pozione, fino al pentimento.

   E le radici non hanno ancora bollito,

    Il cosacco è già volato dentro.

— Perché sei volato dentro? Se non vuoi amare?

— Come può Mina non volare,

   Quando sai come incantare.

[— Ой. мамо, мамо, що ж мини робити:
Не став козак любити.
— Бижи, донько, до гаю,
Шукай зилья розмаю. —
Ще до гаю не дойшла,
Розмай-зилячко нашла.
Полоскала на ричци,
А мочила в горильци.
Полоскала у броду.
Настояла на меду,
Приставила до жару.
Кипи, зилья, до жалю.
А ще коринь не вкипив,
Козак уже прилетив.
— Чого ж ты прилетив.
Коли любить не схотив?
— Як же мини не литати,
Коли вмиєш чаровати.]

 

 

Gli incantesimi possono essere contrastati solo da talismani o incantesimi; come in tutti gli altri casi, soprattutto quando qualcuno viene trasformato in un Valk, gli incantesimi di un guaritore esperto possono non solo distruggere, ma anche impedire l'effetto dell'incantesimo. In quest'ultimo caso, vengono chiamati amuleti o talismani.

Nella letteratura sugli incantesimi, conosco solo sei amuleti nuziali, citati da Zabelin. Nel distretto di Kupyansk, nella provincia di Kharkov, sono riuscito a trascriverne diversi altri, che presento qui. La gente crede così tanto nel potere di questi incantesimi che non ritiene necessario che vengano recitati da un guaritore: possono essere recitati da qualsiasi testimone di nozze, a condizione che ne conosca il testo. Questi sono gli incantesimi che proteggono gli sposi dalla trasformazione in lupi.

1. "Starò sul fondo umido, mi chiuderò con il cielo afoso, chiuderò tre volte nove serrature, tre volte nove mezze serrature, e getterò le chiavi nell'oceano-mare. Chi può bere l'acqua dell'oceano e questa può cigolare, può anche diventare il servo di Dio (nome dello sposo) . Non si troverà né tra i figli del signore né tra i figli del sacerdote..."

A questo, per così dire, speciale incantesimo aggiungono parole tratte dagli incantesimi usati quando si sussurra durante le malattie: "Qui non dovresti stare, non rompere le ossa, non bere sangue, non vomitare il cuore: bevi dall'interno dello stomaco e dalle vene, dalle vene, dalle unghie, dalle unghie, - bevi alla foresta, dove il sole non è tramontato, dove la voce cristiana non è tramontata" (scritto con le parole di Nizhnyaya Duvanka, distretto di Kupyansky).

2. “Io aggiogo i cavalli delle streghe, li carico con un serpente, li maltratta con una vipera, mi torco le vene. E chiunque mangi tutto questo, il servo di Dio che è stato battezzato: l'archetipo, il giovane principe e la giovane principessa, e mangia tutto il cibo.”

Ecco cosa legge il testimone mentre attacca i cavalli per andare a prendere la sposa.

3. "Tra tre strade, tra tre corsie, giace l'uomo Nykin, senza braccia, senza collo, senza occhi, senza spalle, senza mani. Come quell'uomo, Nykin, non possiede nulla, così sul servo di Dio battezzato, l'arciprete (nome del testimone) , e sul giovane principe (nome dello sposo) , e sulla giovane principessa (nome della sposa) , e sulla sua vita, nessuno ha alcun potere. Nel viki del viki. Amen" (parola della Trasfigurazione del distretto di Kupyansk).

Tali sono gli incantesimi usati per impedire che i giovani e gli apprendisti si trasformino in lupi; ma se, per l'inesperienza di un amico o per qualche altro motivo, capita la sfortuna e l'intero corteo si trasforma in lupi, sono necessari altri mezzi e altre persone esperte.

"Quando hai lavorato molto e colpisci qualcuno alle spalle", mi disse uno di loro, "prendi l'icona, la candela di cera, il pane e vai a prenderli, e quando sei vicino, stendi l'asciugamano, metti giù l'icona, arrotola la candela e metti il ​​pane, e così via, come un arshin od "Chiediamo (nome dell'amico) pane e sale e l'icona sacra. Apriti, Signore, e purifica il tuo corpo con le preghiere sante e il tuo profumo!" Tody si avvicinò al coltello in modo amichevole, annusò, annusò e lo scavalcò, e tutti lo seguirono, e subito ebbe paura della gente" (testo: Trasfigurazione).

Un cosacco o un soldato, in virtù del suo rango, può restituire ai Vovkulak la loro forma umana. Nel distretto di Starobelsk, mi è stata raccontata la seguente leggenda.

In un villaggio sul Don, un ricco vecchio cosacco viveva con la figlia, la bella Masha, mentre il figlio era partito per la guerra. Fomka, il brutto figlio di una strega, si innamorò della bella Masha e iniziò a corteggiarla. Il vecchio cosacco cacciò la strega dalla capanna quando lei si recò da lui in cerca di una risposta alla proposta di matrimonio del figlio. "Aspetta, vecchio bastardo, non vedrai la tua Masha sposata!" gridò la strega, furiosa per il suo rifiuto. Da quel giorno in poi, tutte le mucche del vecchio cosacco iniziarono a dare sangue invece di latte. Fu chiamata una strega, che sussurrò le parole necessarie e fece quanto necessario: le mucche iniziarono a dare latte, tranne un giorno alla settimana, proprio il giorno in cui erano state corrotte dalla strega; poi continuarono a sanguinare. Passarono diverse settimane. Masha fu promessa sposa al figlio del cosacco. Tutto andava bene. Ma proprio mentre gli sposi erano all'altare, una vecchia strega fu notata mentre scavava nella strada tra le due croci. Dopo le nozze, il testimone dello sposo ne fu informato, ma non prestò attenzione all'avvertimento. Circondati da una lussuosa carrozza, raggianti di felicità, gli sposi uscirono dalla chiesa. Ma proprio mentre le ruote anteriori della carrozza degli sposi toccavano l'incrocio, i giovani principe e principessa si trasformarono improvvisamente in lupi e, davanti agli occhi della carrozza stordita, fuggirono nella foresta. Gli occhi della strega brillarono e lei fuggì, lasciando un coltello conficcato nel terreno, con la punta rivolta verso l'alto, all'incrocio.

Il vecchio cosacco si rattristò, si mise a letto e mandò a chiamare il figlio. Un giovane cosacco arrivò in licenza e, dopo aver chiesto informazioni a fondo, si sistemò per la notte in campagna, il giorno in cui le mucche davano sangue invece di latte. A mezzanotte apparve la vecchia strega. Afferrandola per i capelli grigi, le staccò il naso con un colpo di frusta, poi iniziò a colpirla più frequentemente, chiedendole di rivelare il segreto per far tornare la sorella e il cognato al loro aspetto precedente. "Bene", disse la strega, "sei riuscita a prendermi e a trattenermi, quindi ora dammi la tua parola che non mi ucciderai quando ti rivelerò il segreto". Il cosacco diede la sua parola. Poi la strega gli porse una ciocca dei suoi capelli grigi e gli disse di caricare il fucile e di caricare la carica con i capelli. Poi indicò il villaggio dove sua sorella e suo cognato correvano in giro come lupi mannari, aggiungendo che se li avesse trovati lì, avrebbe dovuto sparargli e che al suono dello sparo sarebbero tornati umani. In effetti, le parole della strega si avverarono. Il giovane cosacco mantenne la parola e non toccò la strega, ma gli abitanti del villaggio bruciarono lei e la sua casa.

Circolano tantissime storie affascinanti sui cani lupo, in particolare su cosa mangiano e cosa mangiano. Ne condividerò alcune tra le più tipiche.

Due fratelli stavano tornando a casa dai campi. "Perché, Gritsko, hai così paura del lupo?"  chiese il fratello maggiore al minore. "Non lo so ", rispose il minore . " Non ne ho mai visto uno." "Lo vedrai", disse il fratello maggiore. E si diresse subito dietro una tomba lungo la strada. Lì tirò fuori due coltelli dalla tasca, li conficcò nel terreno e fece una capriola tra di essi. Prima che Gritsko potesse reagire, un enorme lupo grigio apparve da dietro la tomba. Gritsko, spaventato, corse dietro la tomba nella direzione in cui era andato il fratello, ma al suo posto vide due coltelli spuntare dal terreno. Li estrasse rapidamente e corse a capofitto verso casa, seguito dal lupo che ululava pietosamente, una voce che non riuscì a riconoscere come quella del fratello. Lo sfortunato cane lupo cercò ripetutamente di tornare a casa, ma i denti scintillanti e la furia dei cani che si avventavano su di lui lo misero in fuga. In seguito, i contadini incontrarono spesso il lupo magro ed emaciato nella zona, con gli occhi pieni di lacrime fissi sul fuoco dove veniva preparata la cena per i falciatori.

Una notte, il terrificante abbaiare dei cani nel cortile svegliò Grits'ko. Uscì dalla capanna e vide i cani attaccare freneticamente un lupo rannicchiato in un angolo dell'ovile. Il padre di Grits'ko lo seguì fuori. Quest'ultimo intuì subito che tipo di lupo fosse. Si avvicinò rapidamente, lo afferrò per il collare e lo scosse violentemente. La pelle del lupo si spaccò e ne uscì il fratello maggiore di Grits'ko. Quando tutti si furono calmati e l'ex lupo-lupo, seduto al tavolo della capanna, ebbe saziato la sua fame, alla domanda della madre: "Figlio mio, perché vivi come un lupo-lupo?", rispose: "Leccare la nebbia dagli alberi, che gli uomini hanno afferrato con le loro mani: è per questo che vive " .

Altri racconti sulla vita dei vovkulak aggiungono che non mangiano carogne, ma raccolgono pezzi e briciole di pane lasciati dai pastori e a volte rubano persino sacchi di pane da questi ultimi.

Un ragazzo mi ha raccontato che circa due anni fa, un uomo a cavallo, con il fucile a tracolla, venne a trovare i suoi colleghi pastori, che pascolavano il bestiame vicino alla foresta. Dopo aver chiesto loro se avessero visto un lupo, diede loro un pezzo di pane "sacro" e chiese loro di non aver paura quando vedevano un lupo, ma di darglielo e, quando avesse iniziato a mangiare, di strappargli la cintura verde che portava sotto la pelliccia. "Questo", disse, "non è un lupo, ma un vovkulak, uno stalliere trasformato in lupo".

 

"Guerriero slavo, principe russo Svyatoslav" basato sulla descrizione di Leone il Diacono, creato da Fyodor Solntsev, 1869

 

Gli adulti raccontavano con assoluta convinzione di aver visto, diversi anni prima, nel distretto di Volchansk, un uomo russo della provincia di Voronezh accompagnato da un lupo. Quando gli хохлов [Khokhol, ovvero i cosacchi zaporoziani [I cosacchi di Zaporizhia, Zaporozhians  (ucraino: Запорозькі козаки, запорогожці) fanno parte dei cosacchi della regione del Dnepr sul territorio dell’Ucraina moderna.

v. https://ru.wikipedia.org/wiki/%D0%A5%D0%BE%D1%85%D0%BE%D0%BB_(%D0%BF%D1%80%D0%BE%D0%B7%D0%B2%D0%B8%D1%89%D0%B5))] stupiti lo interrogarono, lui assicurò loro che non si trattava di un lupo, ma di uno stallone lupo mannaro. Quando i cosacchi ancora più stupiti chiesero all'astuto moscovita perché non avesse riportato il lupo mannaro alla sua precedente forma umana, l'intraprendente moscovita li sconcertò con questa risposta: "Rendetelo umano, dovrete nutrirlo, e la strada per tornare a casa è ancora lunga. Lui scapperà come un lupo e non dovrà nutrirlo".

Alcune storie sugli uomini-lupo portano alla conclusione che la trasformazione in lupo può essere non solo involontaria, ma anche del tutto volontaria; in quest'ultimo caso, è un passatempo per i giovani. Ecco una di queste storie, che ho lasciato in iscritto.

"Due amici camminavano; uno, sapete, era di quelli che sapevano un sacco di cose, e l'altro era proprio come noi, peccatori. Questo è quello che sa tutto, e dice: "Dai, fratello, andiamo in giro come lupi mannari e spaventiamo le ragazze". "Dai." Bene. Il primo in persona si gettò a terra e gettò a terra il suo compagno, e iniziarono a spaventare le ragazze. Dopo essersi spaventate, le ragazze essi iniziarono a gettarsi di nuovo. Quello che sa tutto si gettò di nuovo e tornò uomo, e l'altro si gettò di nuovo, si gettò di nuovo, e non si gettò di nuovo, così corse per il campo come un lupo mannaro, e ogni tanto tornava a casa sua e guardava dalla finestra della casa del lavoratore. E così il primo arrivò fino all'albero di Natale. Arrivò alla capanna e guardò fuori dalla finestra, e nella capanna suo padre, sua madre e i suoi fratelli erano seduti a cena. La madre posa i cucchiai e dice: "Ecco, per te, vecchio, e qui, per te, figliolo." E il piede del lupo mannaro urla: "Ahi!" Lui, vedi, non dice: "E il mio" - dice "Ahi!" Allora i suoi parenti si spaventarono, uscirono, catturarono il lupo e cominciarono a picchiarlo. Suo fratello lo colpì sulla schiena e l'uomo iniziò a farsi prendere dal panico e disse: "Aspetta, fermati: sono tuo fratello!" Lo portarono fuori di casa e rimasero stupiti: "È vero, fratello".

Coloro che sono stati trasformati in lupi da altri attraverso incantesimi o formule magiche, in tutte le storie che ho sentito, sembrano creature sfortunate, meritevoli di completa compassione; coloro che si trasformano volontariamente, in particolare stregoni e streghe, non provano alcuna sofferenza, ma usano questa trasformazione solo a proprio vantaggio per i propri scopi; aggirandosi come lupi di notte, all'alba assumono di nuovo forma umana.

La credenza nella licantropia, nell'esistenza dei lupi mannari, è uno dei resti arcaici della fase mitologica del pensiero umano, saldamente conservato in quel gruppo sociale che funge da fedele custode della poesia generalmente leggendaria dell'umanità antica, ma con l'apporto di colore locale, colori locali.

Cosa contribuisce alla persistenza e alla tenacia di queste favolose tradizioni tra la gente? Cosa conferisce un'aria di plausibilità a questi racconti incredibili e insensati? Il tenore generale della visione del mondo popolare, il guadagno personale di alcuni e quei tristi, seppur rari, casi di follia in cui, nella mente sconvolta di un paziente, nasce l'idea che la trasformazione in lupo stia effettivamente avvenendo o sia già avvenuta sulla sua persona, che lui, il malato, sia diventato un lupo. Vanno inclusi anche casi di totale idiozia, combinati con mutismo e attacchi di morbo di San Vito. Circa due anni fa, in un monastero della Russia meridionale, ci è capitato di vedere uno di questi sfortunati individui correre a quattro zampe oltre una folla di pellegrini che si erano fatti il ​​segno della croce alla sua vista, tra i quali si potevano udire esclamazioni di "Signore, salva e abbi pietà!" insieme alle parole "Lupo mannaro! Lupo mannaro!" In effetti, la pietosa creatura, quasi priva di forma umana, suscitava un'impressione molto deprimente negli spettatori. Rotolava a terra, emettendo una sorta di ringhio, poi, stringendosi, continuava la sua corsa a quattro zampe. Non c'è da stupirsi che il suo aspetto evocasse immediatamente nella folla l'idea di un lupo mannaro, un mutaforma.

Tra coloro che sono interessati a preservare la fede della gente comune nelle trasformazioni umane, includiamo non solo coloro che sono considerati guaritori e stregoni, ma anche ladri di cavalli e di bestiame. Sono questi i cavalieri di cui abbiamo sentito storie che cavalcano ripetutamente intorno alle fattorie al mattino. Apparentemente alla ricerca di una sposa e uno sposo fuggiti sotto forma di lupi per riportarli alle loro precedenti sembianze umane, in realtà cercano un posto dove rubare un cavallo o un bue. Ma quando vengono colti di sorpresa, questi predatori, approfittando dell'ingenua fede dei contadini, propongono loro ogni sorta di trucchetti per distrarli.

 

Marco Pugacioff

[Disegnatore di fumetti dilettante

e Ricercatore storico dilettante, ma non blogger

(Questo è un sito!)]

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