Vidocq contro la setta segreta militare de
gli Olimpionici
Quando ero regazzino, fu replicato nel pomeriggio un gran bel sceneggiato francese in 13 (mi pare) episodi. La prima volta fu fatto vedere da febbraio a marzo del 1969, e avendo poco più di un anno di età non potevo di certo vederlo. Il primo sceneggiato visto fu Il segno del Comando (che strizza!) e poi insieme a mio fratello Thiery la fronde. Che belli!!!
Ho poi rivisto il primo Vidocq, molti anni dopo e in francese per di più… E chi lo capiva? Per fortuna avevo comprato il libro che lo riassumeva, e il francese scritto per colpa de le bande dessiné de Blek le Roc, mi era entrato in zucca. Ho rivisto perfino Thierry con i sottotitoli in francese… Comunque tra gli episodi di Vidocq c’è quello intitolato Les Olympiens, dove un certo Lebel, brigadiere della 24° di artiglieria, spira tra le braccia di Vidocq.
vedi tutti gli episodi riassunti in
Vidocq (1967)
Allora Vidocq prende il suo posto come brigadiere ma Lebel faceva parte della setta degli olimpionici, una setta realista che congiura contro Napoleone. Ovvio Vidocq sarà un ex galeotto, ma è soprattutto non è un assassino e un uomo fedele alla patria e scomina la setta, insieme al suo caro nemico l’ispettore Flambart!
In rete vi era una pagina dedicata a questa setta, ma oggi è scomparsa. Ho ritrovato alcune vecchie note e ve le ripropongo qui.
Walter Scott scrive in nota del suo The Life of Napoleon Buonaparte emperor of the french, With a Preliminary View of the french revolution, Volume 7, pagg. 440-441 Parigi 1827:
“Una società segreta nell’esercito, il cui obiettivo immediato era quello di rovesciare il potere imperiale e i cui scopi ultimi forse non erano noti a loro stessi. Il loro fondatore fu il colonnello Jacques Joseph Oudet, uno svizzero [*ulteriore nota editoriale: Il colonnello Oudet era originario della Franca Contea e non svizzero.], al tempo stesso un debosciato e un entusiasta, secondo il piano del suo connazionale Rousseau. Fu fucilato la notte prima della battaglia di Wagram, non, come sostenevano i suoi seguaci, da un gruppo di austriaci, ma da gendarmi incaricati di quello scopo. La sua setta continuò a sussistere e Masséna non sfuggì ai sospetti di essere implicato nei suoi intrighi. Ci fu una comunicazione a loro nome a Lord Wellington, nel maggio del 1809; ma la trattativa non fu di un tipo che il generale britannico scelse di incoraggiare. - Storia della Guerra Peninsulare di SOUTHEY, Vol. II, p. 303.”
E ancora George SOANE in Life of the Duke of Wellington, compiled from his Grace’s despaces and other authentic records and original documents., Volume 1, p.119, Londra 1839:
“Mentre il generale inglese [Sir Arthur Wellesley] era ancora a Lisbona, accadde un fatto singolare, che dimostra quanto fosse incerto e sabbioso il terreno su cui poggiava il trono di Bonaparte. Il malcontento regnava in seno all'esercito, dove l'Imperatore si era sempre ritenuto il più forte. Diversi ufficiali, dal temperamento entusiasta e pieni di vaghe nozioni tratte dalla storia romana, si erano costituiti in una società segreta, sotto il nome di Filadelfi, con l’obiettivo di rovesciare il governo imperiale e costruire una repubblica sulle sue rovine. Le regole dei gesuiti non separavano i loro membri dal resto del mondo più radicalmente di quanto facessero le leggi di questa associazione, fondata originariamente dal colonnello Jacques Joseph Oudet, che perì la notte dopo la battaglia di Wagram, non, come si diceva, dagli austriaci, ma per un atto premeditato di Napoleone. Questi uomini erano decisi a sferrare un colpo decisivo di concerto con gli inglesi, se Sir Arthur fosse stato indotto ad adattare la linea delle sue operazioni militari ai loro progetti.”
Philadelphes
All’italiana i Filadelfi
Una società segreta avvolta nel mistero, l’associazione Filadelfi sembra essere effettivamente esistita. Ma ebbe l'importanza che alcuni le hanno attribuito?
Charles Nodier, che presumibilmente ne era membro, probabilmente ne esagerò il ruolo e l’influenza nell’esercito. Desmarets, nelle sue memorie, cercò di ridurne a zero l’importanza. La verità non sta necessariamente nel mezzo tra due affermazioni opposte. Scrive Buchez e Roux in Histoire parlementaire de la Révolution française [Storia parlamentare della Rivoluzione francese], Tomo 39, Parigi 1838, p. 93:
L’esistenza di questa associazione fu rivelata, ma solo dopo la caduta dell’Impero. Sebbene la sua storia più completa si trovi solo in un'opera anonima (Histoire des sociétés secrètes de l'armée [Storia delle società segrete nell'esercito], Parigi 1815) e sia ancora avvolta nel mistero, si ritiene utile renderla nota per comprendere alcuni eventi che si ritiene siano ad essa collegati. Quasi subito dopo la presa del potere di Bonaparte, una società chiamata Filadelfi cospirò per rovesciarlo. Un militare di nome Oudet ne fu il fondatore, la forza trainante e il capo. Il suo quartier generale era a Besançon. Egli diffuse la società in tutto l’esercito. Il complotto dell'Arena fu il primo tentativo della società. Dopo l'esilio di Oudet, i suoi poteri furono trasferiti a Moreau.
Durante il processo a Moreau, Oudet li rivendicò, progettando di scatenare la rivolta se il generale fosse stato condannato a morte. Durante la distribuzione delle decorazioni della légion d'honneur nella cappella degli Invalidi [chapelle des Invalides], alcuni Filadelfi nutrirono il desiderio di assassinare Napoleone. Dopo l’esilio di Moreau, i Filadelfi, che fino ad allora avevano appoggiato la Repubblica, strinsero un’alleanza con i Borboni. Stabilirono anche contatti con società segrete fondate in Germania. Oudet, nuovamente esiliato, cedette i suoi poteri a Malet. Questo generale organizzò un complotto a Parigi nel 1808, che fallì. Oudet, reintegrato nel 1809, fu ucciso nella battaglia di Wagram, dove comandò un reggimento. La società fu di fatto sciolta dalla morte del suo capo, e che fu descritto come un uomo straordinario. I Filadelfi persero ogni speranza di successo, soprattutto in Francia.
Nel 1812, la continuazione della guerra sembrò offrire loro opportunità all’estero; speravano sull’imperatore Alessandro, Bernadotte e Moreau. Un certo Lahorie, membro della società, sotto sorveglianza o imprigionato dopo la condanna di Moreau, chiese di essere esiliato negli Stati Uniti per svolgere una missione per suo conto. Il complotto di Malet fallisce; fu a causa della fretta e della mancanza di coordinamento; Lahorie perì con esso.
Un altro Filadelfo provò a termine la sua missione per Moreau. Arrivò in Europa e fu ucciso combattendo nelle file straniere da una palla di cannone francese. Qui termina la storia dei Filadelfi, in cui il libro da cui traiamo questa analisi, e altri scrittori come Charles Nodier, hanno collegato fatti estranei a un centro comune, a un’unica continua direzione, e hanno dato un tono romanzato ed esagerato ad alcune verità.
Eppure un uomo che, in virtù della sua posizione, era stato a lungo coinvolto in affari politici di alto livello, Desmarets, sostiene di non essere mai stato a conoscenza dell’esistenza della setta dei Philadelphes.
ωωω
Questo Desmarets, in Témoignages historiques, ou quinze ans de haute police sous Napoléon [Testimonianze storiche, ovvero quindici anni di alta polizia sotto Napoleone], Parigi, 1833:
(...) Questo è tutto ciò che ho saputo sui malvagi disegni nell’esercito, e colgo l’occasione per confutare quanto è stato scritto su una lega segreta, che sia dei Filadelfi, degli olimpionici o di qualsiasi altro nome si voglia, di cui il colonnello Oudet sarebbe stato a lungo l’anima invisibile e il genio onnipotente. Poiché l’autore ha scritto questo con gravità, crederò che si tratti di un’opera di fantasia in cui ha voluto riunire i principali ostacoli che hanno segnato la carriera di Napoleone.
Sebbene sia strano attribuire alle macchinazioni di un singolo uomo piuttosto oscuro così tante operazioni nate da elementi estranei e persino opposti. Secondo altri resoconti, Napoleone fece fucilare questo colonnello in isolamento, nonostante le ferite, alla fine della battaglia di Wagram. Due uomini del suo reggimento si suicidarono sulla sua tomba: un tenente con un colpo di pistola, un sergente con la sua sciabola!
Ecco la risposta a tutto questo, scritta di pugno dal Tenente Generale Vasserot, allora secondo in comando dello stesso reggimento, dove sostituì il signor Oudet. L’originale è in mio possesso: “Jacques-Joseph Oudet fu ferito a Wagram il 6 luglio 1809; fu portato a casa del Barone d'Arnstein, in un sobborgo di Vienna; morì in quel luogo per le ferite pochi giorni dopo; fu sepolto nel cimitero di quel sobborgo. Gli ufficiali del suo reggimento, il 17° Reggimento di Fanteria di Linea, fecero porre una lapide sulla sua tomba." Un poscritto è aggiunto: "Nessuno si è suicidato sulla sua tomba!”
La treccani in linea recita:
Setta segreta democratica di origine massonica sorta in Francia alla fine del 18° sec. e diffusasi in Italia nel periodo napoleonico; vi confluirono tutte le ‘fratellanze’ antibonapartiste formatesi specialmente nell’esercito. Il suo probabile fondatore fu il generale J.-J. Oudet e centro irradiatore fu Besançon. […] Tra il 1816 e il 1828 comparvero spesso in Italia meridionale organismi con il nome di F., ma probabilmente furono sette autonome, senza rapporto con i F. francesi.
Jacques Joseph Oudet , nato a Maynal ( Giura ),18 ottobre 1773 morì vicino a Vienna (Austria) l’8 luglio 1809.
«Oudet morì a Wagram, martire dei doveri dell'onore e delle illusioni della gloria.» Charles Nodier in Revue de Paris, Volume 13, pag. 178, Parigi 1830
Mica male! Vera o falsa che sia stata la storia di questa organizzazione, è servita per scrivere un bell’episodio d’avventura televisiva, in tempi in cui si realizzavano gran belle serie avventurose.
Vedi anche:
- https://www.treccani.it/enciclopedia/filadelfi/
- https://it.wikipedia.org/wiki/Filadelfi
- https://it.wikipedia.org/wiki/Jacques-Joseph_Oudet
- https://www.frenchempire.net/biographies/oudet/
- https://fr.wikipedia.org/wiki/Jacques_Joseph_Oudet
Marco Pugacioff
[Disegnatore di fumetti dilettante
e Ricercatore storico dilettante, ma non blogger
(Questo è un sito!)]
Macerata Granne
(da Apollo Granno)
S.P.Q.M.
(Sempre Preti Qua Magneranno)
17/11/’25
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